Marcello 的个人资料"Sospiri nel vento": fot...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
I miei perché (che bisogno c’è di alzarsi e guardare fuori dalla finestra?) Tic tac,Tic tac . È già mattino. Guardo
l’orologio a muro. Sono le 10 ma nonostante le tapparelle alzate, nessun raggio
di luce mi acceca. Anzi sento quasi freddo. Strano a dirsi dopo la lunga estate
caldissima appena trascorsa. Il tempo è cambiato così in fretta che non ho
fatto ancora il cambio di stagione. Piove. Intravedo la finestra appannata dal
mio letto. Piove. Ne sento l’odore inconfondibile mentre lentamente riprendo i
sensi. Non ho voglia di alzarmi. Mi fanno ancora male le gambe per la partita e
i vari corsi in palestra e ne approfitto per restare il più possibile coccolato
tra le coperte. Sono solo a casa,mia mamma e mia sorella sono rispettivamente
al lavoro e a scuola. Nessuno verrà a svegliarmi. C’è un cornetto al cioccolato
sul tavolo e quel succo di frutta molto buono nel frigo. Ma dato che mi sono
dimenticato di cambiare le pile nella bacchetta magica, probabilmente
rimarranno lì ancora a lungo. Tra un pensiero e l'altro cerco di riprendere
sonno ma sembra che Morfeo abbia altro da fare. Beato lui. Oltre a cercare la
posizione più comoda per altri 10 minuti di relax,infatti,non è che la giornata
mi prospetti qualcosa per cui valga la pena alzarsi. Il che spiega perché io
non sia ancora in piedi e mi stia contorcendo nelle mie elucubrazioni. L’unica
cosa che vorrei fare è scendere per strada e lavarmi il viso e questa patina
opaca da dosso sotto l’acqua piovana, come una spugna prendere consistenza e
gonfiarmi,gonfiarmi pur di essere nel pieno di me. Dicono che nella pioggia ci
sia Dio. Probabilmente è così e chi sotto quelle gocce si è fermato un attimo,
senza pensare troppo, ha trovato un senso di libertà assente dovunque altro. E
dalle catene del mio materasso solo l’idea dell’acqua che cade,mi rende
stranamente leggero,non come molti altri che sperano solo che le nuvole si
allontanino portando con se i loro malumori. Peccato che io sia troppo
ateo,pigro e in mutande per fare questa pazzia e quindi cerco un senso
guardando il mobile davanti a me. Lo scotch ha fatto sì che la foto e il foglio
a4 appesi uno sopra l’altro reggessero. I miei amici in gruppo e la scritta “i
will” troneggiano sull’armadio più di qualsiasi altro poster. E’ da un
circa un mese che sono lì,ma è come se ci fossero sempre stati. O almeno mi
piace pensarlo. Mi piace pensare di non essere mai stato solo e di avere oltre
la creatività, qualche altro asso nella manica per ogni evenienza. Fin da
piccolo la mia paura più grande è stata quella di girarmi e non trovare nessuno
pronto a stringermi. Soffro di attacchi da carenza di affetto. Alle volte per
strada,sull’autobus,in metro mi viene da avvinarmi e parlare al primo che per
non so qualche motivo mi attrae. Naturalmente poi non succede niente. È un
peccato che ci sia quella dannata diffidenza che non fa decollare i rapporti da
un semplice ciao detto da uno sconosciuto. Ho voluto fare questo gesto
simbolico per avere sempre con me i miei amici più cari. In più quel will,verbo
ausiliare inglese mi offre costantemente nuovi stimoli. È stata per me un
idea straordinaria poiché includendo sia il “nostro” essere che avere coniugati
al futuro mi ricorda che potrei essere e avere qualsiasi cosa se “i”,se solo
io..volessi. Ne consegue che ogni mattina,anche quando non piove,rimango un
secondo fermo dandomi un obbiettivo. Anche se capita che,come oggi,sia
solamente un “i will do it”,ce l’ha farò..ce la farò ad alzarmi.
E nel caso io sia insicuro o alla ricerca di un motivo per farlo guardo più in
basso. Presi singolarmente sono solo un foglio a4 e una fotografia. Insieme
invece valgono tanto. Sono la diga che deve contenere il malessere. Ricordo con
molto piacere il giorno in cui scattai quella istantanea. Eravamo ad Agropoli,
dalla mia amica più cara per pasquetta. Il sole l’avevamo lasciato alla
stazione,ma c’era la nostra luce ad illuminare le stradine poco abitate. Il
nostro fare,il nostro scherzare..il nostro vivere senza tanti problemi.
Arrivammo fino al porto,dopo scivoloni e svarioni vari. Volevamo vedere il
mare,dagli scogli solo lì così alti. Era agitato e qualche schizzo di troppo ci
aveva travolto,ma cosa importava? Pulcini bagnati pronti a volare basso,troppo
in alto, ce lo insegna persino il meteo, ci sono le nuvole e non conviene
tentare di arrivarci. Mancando ancora qualche mese alla maturità e alle scelte
future che avrebbero condizionato la nostra vita per sempre. Quelle scelte con
cui la società avrebbe stuprato e distrutto la nostra giovinezza. Era un
periodo discretamente felice quello. La scelta non è stata affatto casuale. È
quello lo status che vorrei riacquistare. Una sarta di hakuna matata
moderato e così dannatamente indispensabile. Piove. Ritorno a me e noto che mi
si stanno gelando i piedi. Ho il brutto vizio di tenerli fuori dalle lenzuola
anche quando ci sono 10c. I miei occhi fissano e si perdono nel ticchettio
delle lancette che si sono mosse soltanto di mezz’ora. Tic Tac,Tic Tac, Forse è
tutto qui ed è assurdo cercare altrove il senso della vita Che bisogno c’è di
alzarsi e guardare fuori dalla finestra? Sono tutti in un orologio,in una
fotografia e in un foglio su cui scrivere i miei perchè
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