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Estranei a partire da ieri! (E cambia tutto,dentro e fuori di noi) “Panta rei!”,diceva
Eraclito. Tutto muta,tutto cambia…Tutto scorre!. Scorre nell’incertezza
dei suoi passi forti e fieri,poi fragili e spaventati. Scorre nell’insaziabile
vitalità che concede il sole quando t’illumina il volto di un sorriso che
guarda con una maggiore speranza una meta che non è poi così lontana. Scorre
man mano che si cresce e i sapori da gustare li pretendiamo diversi e sempre un
po’ più forti. E cambia tutto Intorno a noi. E cambia tutto dentro
di noi. Man mano che il tempo cronometra gli attimi e le circostanze,man
mano che gli anni si mettono in fila sulla torta aumentando le candeline,man
mano che dentro qualcosa nasce e,crescendo,urla di desiderio perché non vede
l’ora di uscire. Caos dentro e fuori. Un via vai di pensieri,di anime
anonime,di sagome che vengono,si fermano un attimo e poi vanno via. Un po’ come
su un palcoscenico. Sì,la vita è un set cinematografico con protagonisti,
personaggi secondari, antagonisti, comparse di un attimo e figure sui cui
scommetti,puntandoci sopra anche l’ultimo asso della manica,convinto saranno lì
per te in eterno. Ma “sempre” non esiste,non esiste “mai”… sono bugie a cui ci
aggrappiamo instabili tentando di scavalcare il recinto dei nostri limiti. Chi
li dice,chi li pensa,chi li scrive,mente,mente spudoratamente. E se ne
infischia. E se ne frega di se stesso e degli altri. Ricordo quando ho
incontrato te. Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Uno ieri distante anni
luce. Anche tu mi dicesti “sarà per sempre”,ma quelle parole hanno avuto
i minuti contati,si sono lasciate andare,logorate e,infine,abbattute dalle
pretese troppo alte che avevi. Ricordo quel raccontarci,quello scrutarci e quei
sorrisi con cui ci regalavamo forza. Ricordo passi incerti accompagnati dal tuo
sostegno. E tutto era diverso. E tutto era meno difficile da affrontare. E
tutto era ieri. E da ieri siamo giunti a oggi. E da oggi dietro i pezzi di un
puzzle incompleto ci siamo noi. Noi,estranei a partire da ieri. Ti rincontro
per caso,trasportato dalle briciole che hai lasciato per strada e che mi fanno
riconoscere due occhi,i tuoi,tra i milioni di quelli sconosciuti. Hanno un
sapore nuovo e diverso,eppure già gustato, già vissuto. Però più distante,più
maturo e saldo. Non sono più quelli di cui riuscivo ad anticipare i gesti,le
parole,i pensieri che volevi dedicarmi. O,forse,sono io a non esserne più
capace perché crescendo,tante cose ho appreso,ma tante altre le ho dovuto
lasciar andare. E tra queste la capacità di viverti e di farmi vivere da te.
Per quanto possa continuare a pormi incessantemente miriadi di domande,il tempo
non mi darà risposte. A volte,il tempo è distruttivo: si moltiplica per
dividere le strade e sottrarre le circostanze lasciando i ricordi,i pensieri malinconici
e nostalgici che accompagnano le notti buie e le meditazioni quasi apatiche.
Siamo distanti,ma ci notiamo,sorpresi,camminare in direzioni opposte,le stesse
che tra poco ci faranno incontrare. Non siamo mai stati due linee parallele. Io
abbasso lo sguardo. Lo fai anche tu. Siamo vicini come allora. Alzo gli occhi
per incontrare i tuoi,per vedere se sei più forte e bravo di me a trovare anche
solo il fiato per un nuovo inizio. Ma forse,quest’incapacità è l’unica che
ancora ci accomuna,che abbiamo lasciato crescere fino ad oggi e,proprio ora che
ci serve,non sappiamo che farne. Non sappiamo come si fa,come si usa,dove si
cerca,dove si trova. Dov’è la manovella da girare in casi come questi? È troppo
tardi,ormai,per cercarla,così tardi che quel “ciao” non mi basta,ma mi
tocca accontentarmi. Siamo diventati dei carillon senza melodia. Mi tocca
accontentarmi e rinchiudere in quel saluto le parole non dette. Quelle
che,però,i nostri occhi,ne sono certo,non si sono lasciati sfuggire. (scritto
con Jessica Mastroianni
)
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