Marcello's profile"Sospiri nel vento": fot...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Venerdì 21 Dicembre 2012 è alle porte. Come prepararsi e cosa (non) fare nel frattempo
Le catene della libertà (i testi sacri prima del Carosello,le leggi prima delle barzellette)
Ad un anno dalla maturità (gli esami non finiscono mai!)
Un lungo déjà vu e,poi,rieccomi inciampare nelle torbide acque del passato. Ma questa volta è diverso e il mio viso disteso ne è la prova più evidente. Apro il rubinetto fino a riempire la vasca,prendo la paperella che ora,per fortuna,galleggia e,con calma,mi immergo nei pensieri,fino a ritrovare una serie incredibile di emozioni. Non è passato,poi,così tanto tempo,ma nemmeno così poco da dire “sembra ieri”. Cos’è un anno rispetto ad una vita,in fondo?Scavo come una talpa sotto terra,nei mie ricordi e la prima cosa che mi torna in mente di quell’esame di maturità è il caldo torrido. Un caldo così credo di non averlo mai sentito. Probabilmente la mia colonnina di mercurio si adeguava agli sbalzi di umore,ma,ne sono certo,tutto ciò non dipendeva solo dallo stress accumulato e da quelle contorsioni mentali a cui non ponevo fine:una cospirazione da parte dei produttori di condizionatori era in atto contro noi studenti in quel periodo,ci metto la mano sul fuoco. Non so come spiegarmi,altrimenti,il caso del mio nuovissimo ventilatore auto-distruttosi (tipo i messaggi che arrivavano all’agente di Mission Impossibile) nel momento stesso dell’accensione. Per fortuna era in garanzia e mi è stato sostituito e mandato gratuitamente a casa..dopo circa tre mesi:quando,ormai,Eolo soffiava venti più freschi.Tornando alle settimane prima degli esami,i pensieri confusi trovavano conforto solo rispecchiandosi nel disordine della mia scrivania di cui,però,rimaneva solo l’idea:troppi i fogli,i libri e gli appunti sparsi da quella brezza tanto voluta e mai trovata,se non attraverso un timido ventaglio cinese che,da lì a poco,avrebbe fatto la stessa fine del compatriota di metallo. E’ stato un periodo duro e ricordo che iniziai a rendermene conto quando tutti facevano il countdown delle ore che mancavano alla fine della scuola. L’idea che,a breve,tutto sarebbe finito,di certo,però,era un appiglio valido a non lasciarsi andare insieme a quelle pagine da sfogliare, continuamente,ininterrottamente,una dopo l’altra. Assurdo,ho odiato per cinque anni quell’edificio,quelle quattro mura gialle e,poi,è successo che,proprio quando è arrivato il momento di andarsene,tutto quello che ho prima detestato,mi dispiaceva immensamente lasciarlo. È come quando ti accorgi di voler bene ad una persona solo quando ti è lontana. Con la differenza che a me sarebbe mancata solo la signora del bar che,di tanto in tanto,mi offriva le pizzette. In realtà avevo solo una grossa paura dell’esame e,ancora di più,delle scelte che,obbligatoriamente,ero costretto a fare,quel tipo di decisioni che prendi solamente perché sei stufo di rispondere “non lo so” alle domande sul futuro e,allora,giri la ruota e speri ti vada bene. Speri che tutte quelle fatiche non siano state inutili,speri di avere la meglio su chi credeva che mai e poi mai ce l’avresti fatta. Anche sul secchione del primo banco che ti guardava con la puzza sotto il naso solo perché lui sapeva già cosa voleva dalla sua vita e tu,tu accreditavi più opzioni,anziché optare per un’unica via con il paraocchi,a che serve poi? Io ho accumulato tutte le possibili eventualità e,solo alla fine,quando un briciolo di certezza ha iniziato a farsi strada dentro me,ho deciso. Mi infastidivano profondamente tutte quelle giustificazioni o spiegazioni da dare,riguardanti ogni singolo pensiero che potevo propormi. Era tutto finito,quasi. Questo mi consolava. Ma,prima della fine,oltre le tre prove scritte che avrei superato senza troppo timore trovando,soprattutto nella prima,pane per i miei denti,c’erano quelle imprevedibili incognite che mi avrebbero bacchettato durante gli scritti,da affrontare. Dopo Davide contro Golia e Achille contro Ettore non c’è sfida più epica degli alunni e i professori durante la maturità. C’è chi si premunisce di mazzette,chi di buone intenzioni e chi di saliva da utilizzare con decisione...io,invece, andai disarmato. Non mi aspettavo clemenza,né un trattamento di favore e,in effetti,senza troppe esitazioni,li ho visti schiantarsi contro di me. Ma non voglio parlare di voti. Che quelli non costruiscano le persone,lo sappiamo bene. Ma di quegli individui che,improvvisamente trovandosi col coltello dalla parte del manico si sentono in potere di qualsiasi sgambetto. Da me non hanno avuto alcun tipo di soddisfazione e,a parte qualche critica di troppo,mi sta bene com’è andata. Per il semplice fatto che so che nella mia vita,il loro parere conta meno di zero. Riemergendo dalla vasca e ritornando in contemporanea con il mondo,mi accorgo,guardando il calendario,che s’avvicina per molti altri la fatidica “notte prima degli esami”.Della mia non ricordo “quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla” come dice la canzone,frase tra l’altro,da tradurre perché, ancora,non l’ho mica capita,eh! Ricordo quell’ansia e tutti che mi ripetevano “non preoccuparti”.Incitamento inutile perché, come fai a non essere nervoso?Per fortuna ho trovato te,lì,ad aspettarmi,o meglio,l’idea di sapere che qualcuno,seppur da lontano,mi capiva alla perfezione. Non m’hai chiesto di non temere perché quel balzo nel vuoto l’avremmo fatto entrambi. Non me l’hai chiesto perché, anche se non lo sapevamo,immaginavamo già quello che il futuro c’avrebbe riservato. Avremmo e stiamo lentamente tentando di disegnare i contorni di una scena in cui le luci sul palco illumineranno uno spettacolo tutto nostro,dall’esito soddisfacente,seguito da un applauso sicuro e scrosciante,si spera. Ci siamo,semplicemente,incoraggiati e sostenuti a vicenda,come facciamo già da tempo,ormai. E,poi,tutto è passato,così,volato. Certo,è un pò stupido dirlo dopo,ma è solamente quando aspetti,che i giorni sembrano non voler trascorrere mai. Eppure,mi correggo,ad un anno da allora,sembra volata via un’eternità,un mondo intero...E si cresce e si cambia affrontando anche questi tipi di soddisfazioni o sconfitte,dipende dal punto di vista,poi. Si cresce e si cambia anche preoccupandosi del proprio domani,anche perché,dopo di quella,le notti prima degli esami saranno continue e,francamente,non credo avremo mai il tempo di smaltirle tutte. Quindi,accontentiamoci di essere qui,a respirare aria sempre nuova...poi,chi vivrà,vedrà! (scritto con Jessica Mastroianni) E ritorno punto e da capo (riflessioni e paranoie apatiche di un afoso Venerdì pomeriggio)
Io,Siffredi e il fanciullino (Tutti abbiamo bisogno di ricordi che ci rammentino chi siamo)![]() Stranamente è Domenica e il foglio delle
bozze è ancora bianco.Volevo proporre e fino a ieri ero convintissimo che lo
avrei fatto,nel ormai abituale post del lunedì,un vecchio intervento
“rinnovato”.Avevo scelto “Sirene” uno dei brani a cui tengo di più.Solo che
poi quando sono andato a fare copia e incolla per modificarlo,ho visto
materializzarsi sul documento una parte importante di me e non sono riuscito a
toccare niente.Mi sembrava troppo un insulto spostare il treno sui cui
viaggiavano i miei pensieri su un altro binario,solo per colmare uno
spazio vuoto.Non sarei stato sicuramente in grado di tornare in quei panni
fradici,stracolmi di malinconia ed amarezza e nel riscriverlo avrei avuto un
po’ lo stesso risultato che si ha quando trasporti un cd in mp3.Il testo
avrebbe perso di qualità ed originalità.Quindi l’ho lasciato lì,e non ho fatto
altro che leggerlo e rileggerlo quasi come fa un bambino quando deve imparare
l’alfabeto.Quando sei piccolo le lettere ti sembrano tanti simboli inutili. E a
molti crescendo rimane questa impressione.Io invece credo le parole siano un
po’ i lego della nostra società .E saper leggere e scrivere oltre ad essere un
privilegio raro,è più necessario del sugo sui maccheroni.Immaginatevi un mondo
senza poesie,racconti e libri.Nessuno imparerebbe dagli errori e dalle
esperienze altrui.Verba volant,scripta manent.Se qualche strofa riesco pure io
a buttarla giù ammetto invece che faccio ancora fatica a leggere.Semplicemente
perché la mia mente corre troppo in fretta rispetto alla voce,che intanto va
perdendosi tra i vocaboli come Alice nel Paese delle Meraviglie. E soprattutto
non riesco a mettere mai in stand- by la
mia creatività,nonostante spesso mi trovi di fronte a parole altisonanti e
tecniche su cui è difficile fare speculazioni.Ma volendo trovo sempre il modo.
Mi è capitato da poco preparando l’utilissimo esame di Geografia .Capitolo uno:”la
geografia umana”.Perfetto mi dico,finalmente conoscerò in ogni suo dettaglio il
corpo femminile in modo da non trovarmi impreparato, quando la prossima ragazza
deciderà di aprirmi il suo mondo.O meglio di togliersi i vestiti.Non che io sia
così ignorante in materia ma uno studio approfondito da sempre quel vantaggio
che ti aiuta a mantenere la rotta in situazioni del genere.È come visitare un
paese straniero con una cartina chiara e precisa e conoscendo almeno i
fondamenti della lingua.Parti avvantaggiato non ci sono cazzi.E poi anche il
miglior Rocco Siffredi da ragazzo scommetto avrà usato questi mezzucci nelle
sue prime esperienze.Neanche avevo finito di leggere il titolo quindi che la
mia fantasia mi portava con le mani su
soffici colline,passando per dolci pendii prima di addentarsi con la cautela
tipica di una giovane marmotta,in misteriose insenature.Purtroppo però quel
capitolo di “umano “ non aveva proprio niente se non forse l’autore,e le mie
perversioni andarono perdute leggendo il sottotitolo che recitava “Come sono
nate le correnti del pensiero geografico”.Il cuore mi si sbriciolò in mille pezzi
per la scoperta fatta,e pur di ricomporlo,tempo qualche secondo,pensai sarebbe stato meglio chiudere il manuale e stendendomi sul letto ritornare ad immaginare quel corpo
di cui ormai mi ero impossessato e che non potevo abbandonare.È tutto così perfetto
quando la mia testa accarezza il cuscino.Niente file,niente litigi con gli
amici su dove andare,ne biglietti troppo cari.Solo io,le coperte e con una sana
dose di invettiva,sono già ad Honolulu,a New York o con una top model da urlo.Anche
se di solito mi piace giocare pensante,entrare in situazioni già vissute solo
per cambiarle a mio favore.Traccio da buon cronista le varie alternative e poi
focalizzo la mia attenzione su quella più positiva.Mi piace vincere facile se
non c’è niente in palio e sono solito montare le vicende come si fa con la
panna. Ma poi ogni volta mi chiedo come sarebbe avere questa facoltà nel mondo
reale. E riflettendoci su ogni volta mi rispondo un po’ alla Marzullo che
sarebbe solo un gran caos.Il finale del film “Una settimana da Dio” è l'esempio migliore.Una volta “indovinata” la combinazione del Superenalotto e ottenuto tutto quello che si desidera,perderemmo
il gusto di andare avanti.Non esistendo il fattore rischio,ne l’incognita tutto
il sale della vita evaporerebbe.Il problema aimè non si pone e quindi
ignorando gli ostacoli,quando scendo con i piedi per terra,non smetto comunque
di volteggiare in questa realtà per quanto a volte risulti triste e petulante.Fortuna
che esistono le sorprese.Io adoro le sorprese.Solo che purtroppo è non capita
spesso che qualcuno riesca a farmele.Quando apro un regalo ad esempio difficilmente
ne ignoro il contenuto.Conosco i miei amici che a loro volte conoscono i miei
gusti.Quindi sarebbe quasi strano il contrario.Mi ritroverei nel armadio
vestiti che mai indosserei e una stanza piena di gadget impolverati.E per
questo quando penso alla parola sorpresa intendo tutt’altro e nello specifico
quelle novità inaspettate che sanno shockarti e lasciarti senza fiato.Quelle
che la strada ti mette davanti e tu non
puoi fare altro che fermarti come davanti ad uno stop.E gli stop migliori li
ho incrociati solo da poco. Mancava la benzina forse.Mancava la consapevolezza
di me probabilmente.Ma adesso che ai miei polmoni arriva aria pulita è tutta
un'altra storia.Ho scoperto di non essere solo e di poter contare sui miei
amici oltre che sulle dita.Ho scoperto che le mie debolezze sono infondo le mie
forze e viceversa.Ma soprattutto ho ritrovato sotto le occhiaie ed il pizzetto
ancora lo stesso bambino a cui bastava correre dietro le farfalle per essere felice.Ho pianto,ho sofferto,ho
sudato,ho sanguinato ma la parte migliore di me è ancora viva.Sono ancora io quel
bambino che restava a bocca aperta di fronte ad un arcobaleno,che sapeva
emozionarsi per un sorriso e piangere senza avere per forza un motivo.Ancora
io.Ancora io nonostante tutto e non posso che esserne fiero.Nessuno fino ad
ora è riuscito ad uccidere il fanciullino che è in me e comincio a credere che nessuno
a questo punto mai ci riuscirà.“Devo credere in
un mondo fuori dalla mia mente, devo convincermi che le mie azioni hanno ancora
un senso,anche se non riesco a ricordarle.Devo convincermi che,anche se
chiudo gli occhi,il mondo continua ad esserci.....allora sono convinto o no
che il mondo continua ad esserci?....c'è ancora?.....sì.Tutti abbiamo bisogno
di ricordi che ci rammentino chi siamo,io non sono diverso” (Memento)
Stralci della conferenza stampa del primo uomo ad aver viaggiato nel tempo
Non voglio mettermi l’anima in pace (la strada è lunga e io non ho paura,quindi che problema c’è?!!)
La mia scalata verso il cielo (tutto ricomincia quando smetti di essere stalker del tuo passato)![]() Quando tutto intorno tace,basta una voce per rompere la magia,per tagliare il sottile filo del silenzio.Quando a regnare invece sono caos,anarchia e rumore,non bastano mille silenzi per far sì che i sospiri di chi è stanco di urlare si odano.Il mio di sospiro non fa certo eccezione e va perdendosi leggero tra le onde sonore da cui non è in grado di emergere.Ho scelto di trasferirmi in una terra di mezzo,un paese dove non c’è sofferenza ma neanche un esuberante gioia.Al momento mi sta bene così,non chiedo altro.È stato tracciando una linea sulla sabbia del tempo che mi sono accorto,che come il presente,dimensione che non trova mai una sua definita collocazione,anche il mio umore era continuamente in bilico.E di conseguenza la mia mente,stanca di fare da jojo nelle pericolose mani dei suoi stessi pensieri,ha deciso di prendersi un periodo di pausa,abbastanza per recuperare le forze.Abbastanza per recuperare quel che resta di me.Qualcuno lo chiamerà egoismo,io lo chiamo spirito di auto conservazione,dogma da seguire con cura se non si vuole essere tutta la vita lo zerbino di qualcuno o schiavo dei propri sogni.Non perdere le persone che amo è il mio secondo e più importante obbiettivo.Pensandoci non credo di essere cambiato poi molto.Soltanto che ora non rinuncio più a niente,e tengo chiuse in un cassetto tutte quelle morali e quei grilli parlanti che mi hanno stufato e complicato,e non di poco,l’esistenza.Ma dato che ognuno di noi deve scendere a compromessi per raggiungere ciò che vuole,io uno l ho dovuto fare.Pur di avere la luce riflessa del sole in viso,lascio che un lato di me rimanga nascosto nel più profondo dei miei bui.Faccio come la luna insomma.Con la differenza che io la possibilità di mostrarmi pienamente l’avrei,ma mi rifiuto.Non mi sento ancora al sicuro.Devo prima dimostrare a me stesso di aver acquisito un’abilità importantissima:saper imparare dai miei errori.Stando quindi attento ai colpi,evitando di cadere nei tranelli delle vipere,nei sortilegi che la società propina e soprattutto nelle illusioni che spesso mi hanno fatto credere nelle favole.Per un sognatore come me è stato difficile accettare che è solo deleterio sperare che tutto abbia un lieto fine.Abituarsi al dolore ed al sacrificio è il prezzo da pagare per essere in grado di non farsi colpire alle spalle dopo.E non sarebbe una cattiva idea,aggiungere alla mia lista dei “devi fare altrimenti hai sofferto per niente”,il ricominciare a dare una destinazione ai miei passi.A lungo i miei piedi si sono mossi senza portarmi da nessuna parte.Non voglio essere mai più come quelle persone che passano la loro vita su un tapis roulant senza avere una meta da raggiungere,senza ricordarsi che “un viaggio ha senso solo,senza ritorno se non in volo!”.Io non ho la pretesa di toccare il cielo con un dito sia chiaro,ma spero almeno di avere i soldi per comprarmi scale sempre più alte in modo da provare e continuare a sfiorarlo fino a quando,chiudendo gli occhi,avrò l’impressione sia finalmente mio.Che poi non sia davvero il cielo,ma la persona che amerò a toccarmi poco importa.Nulla ha davvero senso quando sei solo,e nulla potrà mai averlo fino al momento in cui non la smetterai di essere stalker del tuo passato.è per questo che ho deciso di lasciare baracca e burattini e tornare per quanto sia pessima a vivere in questa realtà.O meglio in quello strano mondo che gli occhi ogni giorno mi proiettano,in attesa che gli aculei che mi sono spuntati,si ritraggano da soli.Non dimenticando,quello mai.Anche se fosse possibile,non lo farei.Non sarebbe giusto.Non per me,non per chi c’è sempre stato,non per chi invece mi ha lasciato solo.Ho corso tra le fiamme per non ritrovarmi nient’ altro che scottature ed abrasioni ma non mi pento.Perchè?Perchè avendo conosciuto una così lunga serie di attori da Oscar,sono ormai in grado di capire chi mente o è sincero nei miei confronti.Non esiste una categoria specifica per chi recita nella vita purtroppo,altrimenti avrei davvero un numero cospicuo di candidati da poter proporre.Così tanti forse che per segnarli tutti finirei la scorta di “rotoloni Regina” che ho in casa!!!Ma come quel tipo di carta,ci scommetto,anche questi poveri patetici individui sono destinati ad una fine simile,annegando nel putrido mare del loro scadente io.A me invece non resta che continuare a disegnare il mio tragitto dall’alto di questa tranquilla strada di collina,e lasciando che le parole prendano forma,in questo ritrovato equilibrio,sono sicuro il mio cuore troverà il coraggio di tornare a battere...
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L’eredità e il valore del tempo (la vita non è altro che un film di cui dobbiamo scrivere il copione)![]() Le città in cui viviamo possono essere
paragonata a degli enormi set cinematografici in cui ognuno di noi ha il suo
ruolo.Partiamo tutti come comparse,giovani attori in cerca di gloria,e per
molti quello sarà il ruolo fisso da interpretare tutta la vita.C’è chi fa il “cameraman”
e sceglie di seguire le persone da lontano,in modo distaccato,filmando tutto
quello che vede per poterlo poi utilizzare in un imprecisato futuro.Ci sono i
“registi”,coloro che controllano costantemente che la situazione vada secondo i
loro piani,gli stuntman,quegli individui disposti a fare qualsiasi cosa pur di
apparire,ma soprattutto gli attori.Pochi sono quelli che riescono ad emergere e
diventare delle star,ma non conta;l’importante è riuscire ad essere
protagonisti della propria vita e in parte di quella di chi abbiamo accanto.L’importante
è che ognuno di noi sappia vivere la sua vita come un film dove tutto è
possibile,senza tagli ne censure,e con una scenografia e dei copioni tutti da
scrivere.E quando mi chiedono quale sia stato fino ad ora la scena più bella in
cui io abbia “recitato”,racconto sempre l’aneddoto che segue,i cui risvolti mi
ha portato al traguardo più ambito (non l’Oscar):la felicità!.Era un giorno di metà Aprile.Stavo andando,come al solito di corsa al
lavoro,quando sentii qualcuno dietro di me urlare,blaterare qualcosa.”Questa
volta mi licenziano davvero se faccio tardi” pensai,ma essendo estremamente
curioso,mi voltai e vidi un vecchio zoppo che si avvicinava alle persone
chiedendogli di aiutarlo ad attraversare.I suoi modi erano scorbutici
ed arroganti,e probabilmente era questo il motivo per cui nessuno gli avevo dato
retta,fino ad allora.Ma a me fece una tale pena che decisi di andare da lui e gli
chiesi dove fosse diretto.Mi rispose sorridendo che doveva semplicemente
superare quel pericoloso incrocio,poiché era poco distante da casa,ma essendo
menomato non se la sentiva di andare oltre da solo.Intanto una gip blu era
sfrecciata a tutta a forza senza rispettare il semaforo,alzando un polverone di
commenti e di insulti che mi distrassero un istante.“Mi stai ascoltando??!”.”Si,si mi scusi”.La mia attenzione,dopo la breve
distrazione tornò sull’anziano che rassicurai e lentamente arrivammo dall’altra
parte.Nel suo sguardo lessi un’immensa solitudine e amarezza e notai che lasciò
quasi a malincuore il mio braccio.Non è facile per nessuno invecchiare nè tanto
meno ammettere i propri limiti.Mi salutò calorosamente e prima di lasciarmi,mi
diede una delle tante lettere che gli sbucavano dalle tasche del giaccone.“Non
aprirla fino a quando non sarà venuto il tempo” si raccomandò,poi sparì lentamente
all’orizzonte.Senza pensarci troppo,allungai nuovamente il passo fino a ritrovarmi
esausto.sotto l’azienda dove lavoravo.Trovai i cancelli chiusi e uno dei miei
superiori lì fuori ad aspettarmi.”Affuso,questo è il terzo ritardo in una
settimana”.“Ma veramente io..”.“Niente scuse,lei è trasferito nuovamente alle spedizioni”.Abbassai
la testa,ringraziandolo di non avermi licenziato..Non ero ironico,poteva
andarmi anche peggio e lo sapevo.Ma ero comunque affranto ed arrabbiato,poiché
solo pochi giorni prima ero stato promosso nel reparto gestionale dopo anni di
e anni di attesa.Mi voltai e sorpreso notai seduta sul marciapiede,una mia
collega che sapevo avere lo stesso mia vizio.“Laura,non mi dire che anche tu..”Mi
guardò con i suoi stupendi occhi azzurri facendo cenno di si con la testa.“Beviamoci
su..che ne dici?” L’inaspettata proposta mi suonò particolarmente piacevole e senza
esitare un attimo accettai,ed uscimmo a fare due passi.Sul momento non mi resi
conto quanto stupenda stesse diventando quella serata che non avrei mai
dimenticato.La mia testa era altrove,persa più che negli occhi di Laura,nei tanti
pensieri che mi avrebbero impedito di prender sonno.Passarono un paio d’ore e dopo
il drink,l’accompagnai a casa,facemmo appuntamento per il giorno successivo e
poi ci salutammo.E per me ricominciò il tormento.“È proprio vero che il tempo è
denaro” Non riuscivo proprio a realizzare il fatto di aver perso il lavoro per
aiutare qualcuno.Lo trovavo assurdo e quasi paradossale.Non amavo quell’impiego,ne
avevo semplicemente bisogno per arrivare a fine mese.Passarono alcune settimane
prima che mi rassegnassi all’idea di dover portare pacchi su e giù per dieci
ore.Sarà un imprevisto a farmi rivalutare completamente quella mia faticosa
occupazione.Mentre stavo andando ad un appuntamento con la mia splendida nuova
ragazza,infatti,vidi sulla prima pagina di un giornale,un articolo che rubò
subito la mia attenzione lasciandomi di stucco:“Milionario muore e lascia la
sua enorme eredità al cane e a degli sconosciuti messi alla prova”.“Assurdo”
pensai e incuriosito guardai meglio la foto,riconoscendo in essa il vecchietto
che una decina di giorni prima avevo aiutato.Avvertii che avrei fatto ritardo,e
corsi al mio appartamento a controllare cosa ci fosse in quella lettera che mi
aveva dato ma che non avevo aperto.Ero felice come un bambino a Natale.”Magari
sono io uno degli ereditieri,magari lì dentro c’è il numero di telefono del sul
avvocato”.Purtroppo le mie aspettative e i miei “magari” furono palesemente
delusi.Trovai infatti solo un bigliettino con su scritto “A te ho lasciato
qualcosa più importante dei soldi”.Nessun numero..nessuno indirizzo..neanche un
euro!!!.“Cosa ci può essere più importante dei soldi?” Sbuffai e pensai tra me
e me di essere stato sfortunato anche in quella strana circostanza,quasi la
cattiva sorte mi avesse preso di mira.Mi sbagliavo,e non di poco..Quelle parole
potevano,dovevano avere un senso,ma quale?Non facevo altro che ripetermele.“A
te ho lasciato qualcosa più importante dei soldi”,“A te ho lasciato qualcosa
più importante dei soldi”.Guardai l’orologio per capire di quanto fossi
nuovamente in ritardo ed ebbi l’illuminazione necessaria ad aprirmi gli occhi.Non
c’è nulla di più prezioso del tempo..e lui me ne aveva regalato tanto altro.Ripensai
a quella famosa giornata;la gip blu che non si era fermata,frettoloso come ero se non l’avessi aiutato,mi avrebbe sicuramente investito.Avevo,avevo..e ho
ancora i brividi a pensarci avuto inoltre la possibilità quella stessa sera,in
quella serie di “coincidenze” di farmi conoscere dalla ragazza che poi si era
rivelata essere l’amore della mia vita.In più l’azienda per cui lavoro,per
problemi interni,aveva poi messo in cassa integrazione tutti quelli degli
uffici,lasciando al loro posto solo gli impiegati delle spedizioni.Corsi da lei.”Ti
spiego dopo,seguimi” La portai al cimitero.C’era una persona che non potevo non
ringraziare.Posai il mio orologio sulla lapide solitaria e strinsi forte
Laura.Le sussurrai con le lacrime agli occhi come erano andate le cose,e dello
stupendo dono che avevo ricevuto,poi dolcemente la presi per mano ed insieme
ci inginocchiammo e cominciammo a pregare..
Destinazione paradiso! (Finito un libro si comincia con un altro)
L’ignoranza dei “secchioni” (studiare troppo nuoce gravemente alla salute)![]() “..poi un giorno ti alzerai da quella sedia scomoda,lasciando per un istante le sudate carte e affacciandoti dal balcone della vita,vedrai affranto il mondo di cui tanto avevi sentito parlare.Macchine,pedoni,vetrine addobbate ma soprattutto il cielo,le nuvole,il vento che soffiando ti scompiglia i capelli.Sentirai le gocce di pioggia bagnarti i piedi,consapevole però che la tempesta è altrove.Conosciuti quali sono i tuoi limiti,non vorrai altro che far parte di quella realtà conosciuta solo in teoria,ma prima dovrai riuscire a convincere te stesso di non appartenere a quella sedia,a quei libri su cui stai puntando tutto ma che rischiano di distrarti dalle cose davvero importanti..” E se fossero quelli che spesso soprannominiamo “secchioni”,in realtà i veri ignoranti?Sembra paradossale ma…partendo dal presupposto che il tempo è limitato e che quindi andrebbe ottimizzato,il rapporto ore di studio-risultato nel concreto,come crescita e formazione dell’individuo,è davvero così positivo?No,o almeno non lo è del tutto.Una premessa è doverosa,altrimenti sembra quasi che questa mia riflessione voglia lodare gli “sfaticati”.Io sto parlando di quelle persone che pongono come “primo motore immobile” la scuola e non fanno altro che chiudersi in casa ad imparare nozioni su nozioni.Esagerano insomma..perchè anche studiare,come bere,mangiare e lavorare troppo,alla lunga è solamente controproduttivo.La vita è una continua prova di abilità pratiche,nella quale è fondamentale imparare a sapersi arrangiare e a scendere a compromessi.Per quanto si possa imparare sui libri,manuali o seguendo lunghi e noiosi corsi integrativi,non si va da nessuna parte senza aver fatto esperienze “sul campo”.E solo avendo una discreta “attività sociale” infatti,degli amici con cui parlare,litigare e sognare,facendo sport,uscendo la sera,si può aspirare ad avere quel bagaglio indispensabile per sopravvivere in questa giungla.Ho sempre apprezzato quindi coloro che per superare i compiti in classe,usavano fotocopie ridotte nascondendo gli appunti nei posti più disparati,poiché considero la furbizia nello specifico come una delle vette più alte della mente,e come prova tangibile di aver compreso buona parte delle leggi non scritte.Certo il presupposto è che un minimo indispensabile si sappia,si debba conoscere l’argomento e le sue linee generali poiché il menefreghismo è ancora più deleterio.E quando ho potuto,confesso di non esseremi mai tirato indietro,anche se stavo “imbrogliando” e i sensi di colpa avrebbero dovuto distruggermi.O almeno così dicono.La cultura è il primo fondamentale passo verso la libertà;conoscere e soprattutto elaborare uno spirito critico e dei punti di vista personali ti permettere di non essere pecora,semmai pastore.Ma se questo è indubbio è altresì vero l’aforisma di Aristotele “la virtù sta nel mezzo”,e il saper alternare divertimenti e momenti di svago a riflessioni e considerazioni sui testi più che imparare a memoria nomi e date che non serve a niente,è fondamentale e necessario nel mondo di oggi dove non sono solo i più colti,quelli che riescono a fare strada.Mi ricordo che fin dai tempi delle medie ho trovato perciò ridicoli e un po’ patetici coloro che stavano sempre a lamentarsi dei voti che prendevano,per due semplici motivi:manifesta presunzione,e poca elasticità mentale.Tutto è relativo e può essere messo in discussione, e anche le valutazioni,risentendo della soggettività e del metodo del professore, possono essere erronee.Perchè c’è il fattore c,(quante volte abbiamo pensato“Mi hanno chiesto proprio quello che non sapevo”) da mettere in conto,che si può sconfiggere con quelle doti “del sapersela cavare”che elogiavo prima e che possono influire molto sulla valutazione.Mi viene in mente lo stupendo film “The millionaire” a supporto della mia tesi.Un ragazzo di strada,nato tra le baracche di fango,riesce a conquistarsi l’opportunità per partecipare all’importante show televisivo,nonostante i pregiudizi,e a sorprendere tutti.Risponde con sicurezza ad ogni domanda,pur non avendo una vasta cultura,con l’aiuto dei ricordi di una vita difficile e a tratti drammatica ma certamente piena di emozioni e soddisfazioni.Il “ragazzo del thè” che ha saputo sfruttare l’attimo e conquistare un posto nella storia ma quel che più conta:l’amore.Questa è una favola è vero,una finzione,però non è detto che ognuno di noi non possa vivere la sua..Ed il primo passo perché si avveri è scendere per strada e respirare e vivere le altre persone,valutare le reazioni,le espressioni e poi..”Carpe diem”.Tra un po’ ci sarà la maturità e già immagino la disperazione stampata a fuoco sul viso degli alunni,i siti web invasi da domande su questo e quel docente e consigli su quali autori studiare.Se posso dare un consiglio,dato che l’ho affrontata e vissuta intensamente l’anno scorso,tutto sta nel saper stare sereni e non farsi prendere dall’ansia.Quel numero che alla fine viene dato,non solo è poco utile (se non in rari casi nelle selezioni,e per una riduzione minima delle tasse) ma non attesta alcun che. E lo capisci quando entrando all’università,non ci sono aule per i sessanta,e altre per i cento,ma sedie scomode allo stesso modo per tutti.In definitiva i numeri,le formule,le correnti di pensiero sono utili solo se non vanno a riempire un contenitore vuoto.Fino a che non viviamo sulla pelle il dolore,il piacere e tutte le sensazioni forti che fanno crescere e maturare,non siamo altro che una pianta i cui frutti non sbocceranno mai,un potenziale inespresso.Espresso invece incredibilmente meglio da coloro per anni sono stati considerati discreti scolari ma che qualche anno dopo non solo hanno colmato “il gap” con i “secchioni” avendo acquisito consapevolezza delle proprio abilità,ma di fatto si sono più avvicinati all’obbiettivo primario di tutte le persone:essere felici,dimostrando per giunta che quell’idea che poteva sembrare strana inizialmente non è poi tanto paradossale infondo.“Ti volterai ancora un secondo,come un naufrago che osserva il mare in cui tanto ha penato,e guardando quella sedia,quei volumi accatastati l’uno sull’ altro,e quel voto appeso al frigo,capirai..e con le lacrime agli occhi correrai sotto quella pioggia come non avevi mai avuto il coraggio di fare.Sarà quello il tuo primo giorno da uomo libero" Adesso vi faccio vedere come muore un italiano Le ultime parole di Fabrizio Quattrocchi ancora mi risuonano nella mente.”Adesso vi faccio vedere come muore un italiano” Un colpo di pistola,e un'altra vita è già finita.È palese che apparte le conseguenze,ormai prevedibili,come l’immancabile sciacallaggio mediatico con avvoltoi sempre più egoisti ed insensibili,che nulla,nonostante questo incredibile evento,si sia davvero mosso nell’ animo delle persone.Certo una nazione intera ha pianto,per qualche ora,qualche giorno,poi tutti sono tornati alle proprie vite,come niente fosse realmente accaduto.Comincio a credere che siamo talmente abituati a sentire di morti e feriti che quasi non ci facciamo più caso;e questo è molto grave,poiché in questo modo difficilmente saremo in grado di imparare dai nostri errori,e da quelli di chi ci sta attorno.Quanti hanno fatto una fine simile al genovese,nell’indifferenza più totale?Missionari e volontari prima di tutti,persone che,aperta una piccola parentesi,andrebbero ammirate e rispettate molto più di quanto si fa,molto di più dei vari fenomeni da baraccone che spesso vengono idolatrati dalle folle.Missionari e volontari dicevo,partiti per dare una mano, condividendo parte del loro tempo con la gente che abita in paesi difficili e solo per la nazionalità che con orgoglio o comunque inevitabilmente si sono portati dietro,sono stati presi in ostaggio da terroristi senza scrupoli.Una volta partite le contrattazioni,i poveretti potevano solo sperare di trovare qualche bravo intermediario oppure sarebbero stati pugnalati alle spalle dal paese che gli aveva dato i natali,poiché da quanto si è capito,è sempre troppo vergognoso abbassarsi a compromessi con i cattivi,anche se c’è la vita di più persone in gioco.Ma fino a che punto si può decidere a tavolino del futuro di una persona?Quale confine che separa orgoglio,questioni di stato e l’esistenza umana non andrebbe mai superato?Sappiamo tutti come vanno a finire queste cose,o meglio come si vuole che vadano a finire.Lo stato deve uscirne sempre e comunque vincente e in maniera apparentemente pulita ed ecco spiegato il perché delle molte salme che fanno ritorno.Ad attenderle l’esercito e i funerali di stato come se l’orrore dei cari della vittima possa essere placato con un po’ di musica o con qualche gesto simbolico.“Siamo in un mondo di pazzi” dicono.Non sono d’accordo.Siamo in un mondo di esaltati,disperati e malati che per ingannare il loro dolore e i problemi che tutti,piccoli o grossi che siano,abbiamo,non sempre per loro scelta,si trovano a far male agli altri in tutti i modi possibili.Incutere timore e confusione nelle persone infatti è già di per se davvero tremendo.Pazzi,disperati e malati che non vengono fermati,o almeno non nel modo migliore,e che talvolta hanno persino in mano un qualche potere. Intanto lo show deve andare avanti,e quindi in corrispondenza con gli avvenimenti partono sempre i soliti discorsi,trattati con maestria da convincenti quanto meschini leader o esponenti politici,che cercano di convincerci che il futuro sarà migliore,che domani stesso verranno presi provvedimenti.Sostanzialmente mettono una pezza dove serve.Ma le nostre madri da piccoli non ci avevano insegnato che prevenire è meglio che curare?Dopo qualche settimana,la tragedia di turno sarà già dimenticata e un altro disastro ruberà l’attenzione generale,ottenendo la sospirata prima pagina.Ne abbiamo lette così tante in questi anni.Non ultima quella di ladri nelle case e nei negozi semi distrutti dei terremotati in Umbria.Pensavo di spendere due parole a riguardo,ma poi mi sono accorto che neanche quelle si meritano bestie simili.Quel che mi sento di fare,piuttosto è un invito a donare,anche se poco,anche se solo un euro,ai quei poveretti.Infondo potevamo esserci noi là sotto,incrementando ancora il numero delle vittime dell’edilizia e della superficialità.Questo è uno dei risultati del lucro su materiali e progetti approssimativi.Quel che è peggio è che chi ha fatto il furbo ha ora un posto al sole,e a chi ha comprato resta solo un posto sotto terra o se fortunato in tenda. Non vi preoccupate,qualche capro espiatorio verrà trovato,incarcerato e in coro avremmo la possibilità di insultarlo e sfogare il dolore su di lui,con l’accortezza però di fare in fretta perchè in un paio d’anni sarà fuori. Perché devono sempre pagare innocenti per l’egoismo altrui?In Italia c’è l’abitudine di accorgersi quando ormai è troppo tardi che questo o quello non è a norma.Possibile che in una zona sismica,gli edifici fossero di carta pesta?é divertente notare come ci si affanni nel pensare alla nuova Aquila e non si stia minimamente controllando allo stesso tempo,quanti paesi e paesini corrano un rischio simile.Per fortuna che c’è il pontefice che ci dà conforto,lui guida onnipresente e prezioso consigliere. Sono rimasto piacevolmente colpito dalle sue ultime dichiarazioni sul problema dell’Aids nei paesi in via di sviluppo:“Non si può superare il problema AIDS con la distribuzione di preservativi” Quando ho sentito la news,inizialmente non volevo crederci,poi mi sono dovuto arrendere, e quel che è peggio e che sono costretto a malincuore che a questo punto ad affermare è che è impossibile dare torto ad uno dei pochi gruppi nati su facebook intelligenti il cui nome è “Se il papa vendesse uno dei suoi anelli sfamerebbe il Congo” È mai possibile che il più alto uomo sulla terra,il più importante mediatore tra il Signore e il fragile uomo,sia diventata la figura paradossale per eccellenza?Chi vola con jet privati,indossa capi di lusso,e soggiorna in palazzi da favola,che credibilità può mai avere quando poi predica l’umiltà ai fedeli e il risparmio per il bene comune?E gli insegnamenti di Gesù,di fratellanza,uguaglianza e spirito di sacrificio dove sono finiti?Sono solo caratteri impolverati su un libro lasciato sul comodino?E ancora atti di bullismo,razzismo,stupri,spaccio di droga che crescono esponenzialmente ogni anno. E nonostante abbia letto su qualche testata che si stanno raddoppiando i controlli,gli unici vigilanti che vedo,sono sempre gli stessi,sempre al bar sotto casa mia,sorseggiando tranquilli il caffè “Qualcosa si sta facendo,qualcosa si farà” dicono dalle confortevoli poltrone imbottite del Governo,del Parlamento,del Senato e della Magistratura ma fin quando non ci scappa il morto,o l’opinione pubblica non rumoreggia chiassosamente,(o entra in ballo Striscia la notizia),non si alza un dito per migliorare le cose.Mi chiedo quanti altri ancora debbano morire prima che si faccia qualcosa di serio per questo nostro paese.Rileggendo questo mio articolo,e le domande che spontaneamente mi sono posto e vi ho posto,ragionandoci un attimo capisco che questi dubbi non troveranno mai una risposta. Se non forse in quella voce orgogliosa e fiera,che nel suo ultimo sospiro ci ha come confessato tra le righe,di abituarci allo schifo di questo mondo un cui viviamo:“Adesso vi faccio vedere come muore un italiano"Non esistono fatti,ma solo interpretazioni (..gli occhi di ciascuno di noi,vedono e vedranno sempre e comunque in modo diverso..)
I bulli e il ragazzo venuto dalla campagna C’era una volta un giovane ragazzo che,in una fresca sera d’autunno,camminava tranquillo con un vecchio mangianastri nella tasca. Si era da poco trasferito con i genitori da un piccolo paesino di campagna e perciò non riusciva ancora ad orientarsi bene tra le vie,i vicoli e le piazze della città,e la moltitudine di ragazzi e ragazze,così tristemente uguali e stereotipati,certo non lo aiutava in quella che sembrava una missione impossibile.Nonostante tutto era sereno..aveva la musica della sua terra a fargli compagnia...quel ritmo di tamburelli e zampogne vibravano e avvolgevano tutto il suo corpo a tal punto che avrebbe voluto danzare,come era abituato a fare nella festa del paese..ma non era certo il caso..gli occhi torvi verso di lui erano già abbastanza….come abbastanza sono i pregiudizi che troppe volte stroncano relazioni umane a priori…Aveva conosciuto si e no tre persone fino a quel momento,compagni di scuola più che altro,ma non lo considerava un problema,”Sono appena arrivato in fondo, ci vuole tempo per socializzare e farsi accettare dalla comunità” si diceva.Quello che gli fu chiaro fin da subito invece,erano i grandi paradossi di quel luogo,pieno di ipocrisie e falsità.Sui giornali si parlava di morti ubriachi sulle strade ogni settimana,e i bar che vendevano alcolici fino a tardi…scuole ovunque,ma muri ancora invasi dalle svastiche……gente che dormiva per terra sotto gli archi di enormi centri commerciali …Quando il sole stava calando,lasciando il posto alle stelle,si fermò un istante per bere da una fontanella che si trovò di fronte,quando un gruppo di bulli con il volto abbronzato come fosse estate,cominciò in modo a urlargli dietro “Quella è nostra,non la toccare!” ma il giovane,assorto nei suoi pensieri e nella melodia,li ignorò e bevve comunque. Allora uno di questi gli si avvicinò,colpendolo al viso e preso il suo mangianastri,lo fece vedere agli amici come si fa con un trofeo, e lo buttò a terra calpestandolo più volte..”così impari a non obbedire alle nostre leggi e a non ascoltare quando parliamo”.Il giovane campagnolo rimase fermo..e abbassando la testa si guardò i piedi quasi si sentisse colpevole dell’accaduto.. poi fissò per un attimo il bullo come per capire con chi avesse a che fare.. Sorrisino idiota stampato in viso,orecchini a stella,i capelli phonati,testa alta e petto indentro nemmeno fosse un militare.La presunzione marchiata a fuoco sul volto di un bambino cresciuto troppo con la convinzione di essere “un VIP” in un mondo di reality show e volgarità..dove il più appariscente,molto spesso il più ridicolo,spicca..Rimase colpito dai suoi abiti.Aveva già visto più volte quei vestiti nei negozi di super lusso e addosso a molti passanti e rimase sorpreso nel constatare quanto le masse si facciano influenzare dalle mode e quanti soldi buttino…e questo proprio non riusciva a capirlo...I suoi genitori lo avevano da sempre educato al risparmio e a spendere solo quando era necessario, e quindi si teneva stretti quei vestiti da 20 euro che portava,forse non all’ultimo grido ma in compenso molto comodi…Non accennò nemmeno una reazione..”non ti curar di loro ma guarda e passa” e con tutta calma si allontanò,mentre i ragazzi continuavano ad inveire contro di lui innervositi dal suo atteggiamento quasi di sfida secondo il loro strano punto di vista..Un pensiero lo tormentava più delle loro volgarità..”Forse avrei dovuto assecondarli…e non dar loro la possibilità di sfogare la loro frustrazione su di me ma,dandogli la soddisfazione di credere di valere e di essere qualcuno…”Ma non fece in tempo a rispondersi che sentì una macchina dietro di lui e cominciò a correre…Un susseguirsi di respiri veloci,il cuore in gola e le gambe tremanti ma non smetteva di guardarsi intorno. Gli sembrava di vedere la città da sopra un treno…immagini,frammenti distorti e nessuno tra la folla che lo aiutasse..gli mancava il fiato quando vide la porta del cimitero poco distante dal centro aperta e vi si infilò dentro…i suoi inseguitori scesero dalla macchina ,camminando verso di lui con aria arrogante e superba. Cominciarono a picchiarlo,strappandogli di dosso quegli “stracci “ Prima di svenire dal dolore, ebbe la forza di urlare con un pizzico di orgoglio..”Voi a casa vostra potete dire e fare quello che volete…ma non ha importanza,io domani mi alzerò e potrò dire di aver imparato qualcosa di nuovo dalla vita” e poi il buio…Passarono alcuni secondi e il vecchio e zoppo custode del cimitero arrivò in aiuto del ragazzo,dopo aver assistito impotente alla scena.Sollevò la testa del ragazzo e una volta accuratosi delle sue condizioni,rivolse gli occhi verso i bulletti e una volta capito il senso di quelle che sembravano solo parole orgogliose,ci cominciò riflettere sopra “Siete al cimitero.. è questa la vostra casa..perchè siete l’esempio di quei giovani d’oggi tanto superficiali,egoisti,e vittime dei media da essere utili alla società e ai problemi di un mondo,che va sempre più a rotoli,come un morto.. defunti più voi nell’animo che coloro che io proteggo e onoro in questo luogo sacro” ma non disse nulla…sarebbe stato uno sforzo vano,e sospirò amareggiato vedendo i ragazzi con il loro sorriso idiota sul viso,tornare in macchina pronti,come niente fosse successo,per un'altra serata in discoteca. Guardando la porta chiudersi alle mie spalle (confessioni presidenziali)![]() ..ero diventato il padrone del mondo,si diceva il sole sarebbe sorto solo per darmi il buongiorno,illuminando d’immenso le mie coperte di seta…e con non poca tristezza,la piccola stella poi avrebbe lasciato il posto alla luna impaziente di cullare il mio sonno.Ricordo commosso quei primi giorni alla Casa Bianca… dovunque i piedi andassero petali di rosa accompagnavano i miei passi e sotto scroscianti applausi,sapevo aprire le folle,come Mose faceva con le acque.Tutti sembravano amarmi vedendo in me la perfezione,la speranza,il futuro,e tutte le virtù che il nostro padre,il Dio onnipotente,fattosi in me ancora una volta uomo,giuravano avermi donato..ed io che da piccolo sognavo di fare l’astronauta mi perdevo in questo universo di menzogne costruito a pennello intorno alla mia figura e ammetto di aver giurato il falso sulla costituzione..ma come biasimarmi?Mi sentivo imperatore tra gli imperatori,e quei quattro anni volevo godermeli fino in fondo.. Che tutto sarebbe cambiato,me lo sentivo e un po’ me lo aspettavo.Sfogliando i libri di storia avevo imparato a comprendere quanto le persone siano egoiste e false infondo e avrei subito la stessa sorte..Ciò nonostante mi imposi di farmi guidare dal senso di giustizia nelle scelte e perciò decisi che non avrei rubato mai ai ricchi per dare ai poveri,cercando invece di accontentare tutti..anche quelli che fin dall’inizio avevano dato la mia candidatura come fallimentare..è impossibile mettere d’accordo milioni e milioni di abitanti e ascoltare le critiche risulta quasi completamente inutile.I mesi passarono e il mio raggio d’azione cominciò a restringersi,ma questo la gente comune non lo sa,credendo che quella targhetta sulla scrivania avesse potuto farmi salvare il mondo..Ci sono delle regole non scritte,che andavano rispettate e quindi io non feci altro che seguire la prassi prestabilita del sistema e i fischi che ora ho di sottofondo mentre cammino sono una delle conseguenze.Una fetta andava divisa con i ministri,un’altra con gli sponsor dai bugiardi ideali,un’altra con i fidati e corrotti consiglieri ..e d’improvviso l’unica cosa che sentivo poter davvero decidere era quando andare al bagno.Trascorrevo sornione le settimane tra viaggi di piacere,campi da golf e notti di fuoco….ma più il tempo passava e meno capivo quale fosse il mio ruolo,se non quello del più esposto tra i personaggi pubblici a cui venivano date colpe e meriti senza aver,di fatto,mosso un dito…Ma compresi che qualcosa di buono andasse costruito ugualmente e un mese dopo,guardandomi intorno e vedendo la amata bandiera a stelle e strisce,ebbi un illuminazione:potevo continuare il progetto di conquista del globo,cominciata dai miei illustri predecessori e per lo spirito patriottico,per gli Stati Uniti D’America,per l’economia,avrei quindi lasciato nevicare una pioggia di bombe nel paese che aveva a capo uno dei più cattivoni…naturalmente tra il dire e il fare ci furono riunioni,assemblee..tutto questo di nascosto al popolo,altrimenti non ci sarebbe stato l’effetto sorpresa…Apriti cielo!Il giorno dopo il primo attacco,mi ritrovai la stampa addosso e le nazioni unite iraconde sotto casa.. pensai bene di indire una conferenza stampa dove con un loquace e convincente discorso,sottolineai le necessità evidente ma in realtà inesistente per cui quella terra andava bombardata.mettendo di fatto a tacere tutti..e dimostrando a me stesso un altro dogma della società.Quando viene assassinato un uomo politico,succede il putiferio.. radio,televisione dedicano ore e ore di speciali,al poveretto..quando migliaia di persone muoiono in pochi secondi invece si resta indifferenti.. sarà l’abitudine.. sarà che molte delle decisioni più importanti vengono prese da troppe poche persone proprio perché le altre pensano a loro stesse e basta...Le leggi sono fatte per essere infrante,diceva un vecchio motto,e io avendone la facoltà mi sono un pò lasciato andare,lo ammetto,continuando imperterrito a giocare a Risiko con soldati e carri armati veri…ma nessuno lo ha potuto impedire,e adesso che sono qui,seduto da normale cittadino mi rendo conto di quanto questo sia assurdo..Continuai così ancora per 2 anni e poi finito il mandato,lasciai con piacere…quel mondo corrotto e sudicio non faceva più per me..notando con amarezza che finito il mio governo,quella stessa gente la cui voce di dissenso non era arrivata o era talmente fioca da non poter essere ascoltata,chiede la mia testa su un vassoio,o almeno che io passi il resto della mia vita a spazzare le strade sui cui ero solito dare ordini,mentre gli sponsor e i miei “amici” hanno già trovato qualcun altro da sfruttare…Mi domando,guardando la porta chiudersi alle mie spalle,in cosa io abbia veramente sbagliato per essere successivamente così aspramente criticato…infondo quale uomo è arrivato con buoni ideali al potere e poi è riuscito a non esserne vittima?Quale presidente non è salito in cattedra perchè raccomandato e finanziato da finanziamenti illeciti…? Io ho solo seguito l’iter che accomuna tutti i capi di stato..agito di conseguenza insomma…Quello che più mi da più fastidio sono coloro che si lamentano che dal principio,mai una parola onesta è uscita dalla mia bocca,quando io non ho fatto altro che ciò che mi era stato chiesto dagli elettori,in cambio della loro x sul mio nome:illuderli e convincerli,meglio di chiunque altro,che domani sia un giorno migliore. La sconfitta e la vittoria: due facce di un'unica medaglia Ognuno ha un proprio modo di parlare,di esprimersi,di far sentire la sua voce…di suscitare riflessioni nei cuori della gente.C’è chi lo fa con la fotografia,immortalando un attimo,chi intrufolandosi in chiacchiere tra amici,chi facendo schemi riportanti statistiche.Io lo faccio così:scrivendo!O,almeno,ci provo.Questo non è un intervento come gli altri.Io lo vedo piuttosto come una possibilità,uno spunto per vedere,anche se,forse,solo per un istante,la vita e i problemi di tutti i giorni in un’altra prospettiva: partendo dalla semplice osservazione di quello che ci circonda e dalla constatazione di quanto fortunati,in fondo,siamo,senza rendercene conto.A questo scopo propongo,miei cari lettori,un semplice gioco seguito da un breve ragionamento.Siete pronti?Non c’è alcuna fretta,appena potete,alzatevi,prendete una moneta e cominciamo.Anche se sembra importante, è molto relativo scegliere testa o croce,essendoci esattamente le stesse probabilità che esca una piuttosto che l’altra,è più che altro un “voler essere fautori del proprio destino”.Quindi non sprecate del tempo a pensarci: seguite la sensazione del momento e poi lanciate la moneta lasciandola cadere a terra.Prima di scoprire il risultato,immaginate che la posta in palio sia molto alta e che sia fondamentale per voi non perdere,una questione di vita o morte, cercando di arrivare a quel punto in cui la tensione si taglia con il rasoio e l’ansia diventa soffocante.E poi,e poi niente,rilassatevi:non c’è bisogno neanche di chinarvi e prendere la moneta,con queste poche azioni avete dimostrato a me ma,soprattutto,a voi stessi di aver già vinto.Come?Il ragionamento è semplice:chi mi ha seguito fin qui,infatti,è stato baciato dalla dea bendata.Perché?Per cominciare il gioco dovevate avere come requisito di base l’essere alfabetizzati:lo sapevate che,secondo i dati UNESCO,774 milioni di adulti,due terzi dei quali donne,vivono senza un’istruzione di base e 72 milioni di bambini non sono mai andati a scuola?Poi vi ho chiesto di alzarvi,il che non certifica solo che siete in grado di capire e assecondare una richiesta,ma anche di camminare,a differenza di 335 milioni di persone nel mondo.Una moneta oggettivamente è solo un pezzo di ferro,ma un pezzo di ferro a cui abbiamo deciso di dare un valore,probabilmente troppo.Sono,infatti,842 milioni coloro che in tutto il pianeta soffrono di sottoalimentazione,principalmente per questioni ambientali e politiche ma,a volte,solo per mancanza di questo o quel metallo o agglomerati simili,senza cui non possono sfamarsi e continuare a vivere un altro giorno,un’altra ora,un altro istante…ma passiamo a delle osservazioni più leggere:se siete qui,siete fortunati perché vi trovate nel mio blog e non su uno dei 30 miliardi di altri siti web che intasano la rete di schifezze varie con contenuti pedo-pornografici,violenti oppure,“super-mega-fashion spaces” ricchi di glitter e insensatezze e chi più ne ha,più ne metta.Presuntuoso?Mmm,no,realista!E,se non bastasse,anche il solo fatto di avere una connessione ad internet è un privilegio di nascita perché non fate parte del 20% di italiani che ancora naviga con un 56k e tanta,tanta pazienza.Tornando a noi…Vi avevo chiesto di dare valore a quel lancio di moneta proprio per poi farvi notare una cosa:è in fondo tutto dannatamente relativo:i nostri problemi,se messi a confronto con quelli SERI di chi là fuori condivide con noi il cielo,sono briciole.…la sconfitta e la vittoria,elementi che si alternano in continuazione,come la gioia e il dolore,d’altronde,ed è inutile prendersela o demoralizzarsi eccessivamente quando le cose vanno male.Pensiamo,invece,a ringraziare,di tanto in tanto,Dio,Budda,i sette nani,il destino o qualsiasi altra cosa in cui crediamo,per averci permesso di vivere in condizioni di tale agiatezza da permetterci di poter scegliere e non subire passivamente guerre,malattie,e tutti i drammi che affliggono coloro che ci stanno intorno…Domani sarà un altro fottuttissimo giorno..e chi può,ma soprattutto chi vuole perché non ha intralci,impedimenti e la natura non glielo vieta,è ancora in tempo per essere felice! (Scritto con Jessica)Otto marzo:da giorno del ricordo,a paradossale sconfitta per la donna![]() Nel dicembre 1977,l'assemblea generale delle Nazioni Unite proclamò la "giornata per i diritti della donna e la pace internazionale" da osservare in una qualsiasi data dell'anno dagli stati membri,in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni paese.Con questa decisione,l'assemblea generale riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace,l'urgenza di porre fine alla discriminazione e ad aumentare il supporto alla piena ed eguale partecipazione.La prima domanda che mi pongo è:“Cosa rimane di tutto questo oggi,cosa resta di questa giustissima,seppur simbolica,ricorrenza?”La risposta è semplice:nulla,escludendo qualche manifestazione e qualche convegno qua e là per l’Italia.Sono invece le vetrine addobbate che invitano a comprare perché è “la festa della donna” l’unico segno tangibile alle masse e,a quel punto,non ci si può esimere dallo spendere,dall’acquistare il regalino per le proprie amiche,ragazze,madri,che si dice non aspettino altro.E,quindi,di conseguenza,si fa finta che niente sia successo,che nessun passo in avanti sia stato fatto,quasi come se nessuna donna fosse morta per ciò in cui credeva..quasi come se nessuna “strega” sia stata davvero torturata per ciò per cui lottava.La tendenza,tutta italiana,di banalizzare ogni occasione pur di renderla “consumistica” è riuscita a scalfire la montagna di buoni propositi per cui questa giornata aveva visto la luce.Una seconda domanda sorge quindi spontanea:“Con quale coraggio si può festeggiare?”Perché,credo metaforicamente sia come ballare sulla tomba di chi ha reso possibile almeno l’apparenza di una società paritaria,invece,che inginocchiarsi a pregare e ciò non è affatto giusto e rispettoso.Ora,anche volendo accettare l’involuzione a party in stile “san Valentino” della suddetta,perché comunque il commercio porta avanti la società ed è un bene per tutti che si spenda.C’è una nota egualmente assurda che vorrei portarvi all’attenzione:nei luoghi comuni c’è sempre un pizzico di verità come ben sapete.“Noi uomini non abbiamo un nostro ‘giorno’ perché festeggiamo tutto il resto dell’anno”.Questa espressione l’ho sentita un po’ troppe volte,tante da cominciare a credere che qualcuno lo pensi davvero e che quel qualcuno(facendo un’indagine statistica,chissà quante migliaia e migliaia di persone) “lasci” il suo trono per un giorno,pur di godere nei restanti 364 della sua superiorità verso colei che l’ha ricevuto.Infatti,questa tradizione,perso il suo valore originario,risulta essere una festa sessista,non esistendo una giornata speculare per i maschietti…non “essendoci reale bisogno di una celebrazione che ribadisca il nostro indubbio ruolo di dominatori in tutti i campi della società”...Quindi,in definitiva,l’otto marzo è passato da essere data di commemorazione ad una paradossale sconfitta per la donna…il che è di quanto più triste ci possa essere! Il giorno che ha cambiato la mia vita (epilogo) (Prima parte) Nel frattempo ricordo che tentai ad istaurare un dialogo con il mio assalitore,ma per quanto mi dimenassi,pregandolo di ascoltarmi,continuò senza fare una piega a sorseggiare il drink che si era preparato con gli alcolici che avevo in frigo..Era assurdo quello che mi stava accadendo,assurdo quanto malvagio si fosse rivelato quella specie di mito di cui tanto bene avevo sentito parlare ..Ero distrutto,come un villaggio dopo il passaggio di un uragano e più il tempo passava più la speranza di uscire vivo da quell’incontro si affievoliva.. C’era un’unica strada che mi rimaneva,l’unica che poteva forse abbreviare quel agonia,dato che non essendo svenuto,ogni istante era sinonimo di sofferenza…”Fatti avanti,non ho paura di te….colpiscimi,voglio vedere cosa sei in grado di fare!Fino a che punto puoi far soffrire un essere umano!” Gli urlai con la poca voce che mi rimaneva.Mi guardò,si fece un ultimo sorso e scoppiò a ridere,poi si alzo e si chiuse in cucina tornando da me solo quando aveva trovato un grosso coltello che stringeva nella mano destra ..non so descrivervi quello che provai quando quella lama trapassò il mio torace…ma credo non ci sia nulla che faccia più male di un cuore trafitto..di un cuore spezzato..rimasi immobile,con gli occhi socchiusi verso il pavimento mentre vedevo l’ombra proiettata del lago di sangue raggiungermi lentamente,fino ad arrivare accanto al mio collo…pensai che quella sarebbe stata l’ultima immagine che avrei visto..mi sbagliavo ancoraa,poiché Amore qualche istante dopo prese le sue cose,lasciò il bicchiere sulla scrivania e sbattendo la porta dietro di sé se ne andò,lasciando calare il silenzio sulla stanza…Strinsi i pugni e ripensai a quello che mi era accaduto e a colui che mi aveva ridotto in quello stato…passarono alcuni minuti e man mano che sentivo la sua presenza che ancora aleggiava nell’aria svanire,come per incanto sentì tornarmi la forza.. provai ad alzarmi e mi accorsi di non sentire più dolore.. notai che la corda attorno alla mia vita non era molto stretta e avrai potuto liberarmi se non fossi stato così spaventato e che la dolorosissima ferita al cuore si era rimarginata lasciando solo una piccola cicatrice…. avevo capito tutto…presi il giubbotto e corsi ai giardinetti vicino casa,sedendomi su una panchina rinfrescata dall’ombra di un pino, Lasciai che le lacrime mi pulissero il viso…non mi ero mai sentito così stranamente felice e vivo….imparai una lezione fondamentale quel giorno:non si può evitare l’amore quando arriva,perché anche se non si è pronti ad accoglierlo,entra nella tua vita e ti mette alla prova.. a quel punto dipende solo da te…sicuramente il destino e il caso fanno la loro parte,corrispondendo o meno quel sentimento…ma in fin dei conti nulla può regalarti gioie più grandi di quell’imprevedibile egoista.…avevo sofferto,avevo quasi pensato di non farcela,ma superato il momento,mi sono accorto che non esiste miglior maestro di vita… avevo compreso come andava il mondo,come prepararmi alla sua prossima visita e cosa più importante…ero finalmente diventato un uomo e di questo gli sono eternamente grato… Il giorno che ha cambiato la mia vita (prologo) Era una fresca mattina di Novembre di circa 5 anni fa,non ricordo la data con precisione ma doveva era essere domenica o qualche ricorrenza religiosa perchè ero a casa da scuola e stavo facendo colazione.Era un giorno come un altro per il mondo.che tranquillo continuava a girare sul suo asse ed intorno al sole,come un altro per tutti gli altri che tranquilli continuavano a girare per le strade cercando un senso e su loro stessi dimostrando di riconoscere nell’egoismo il primo vero comandamento...un giorno qualsiasi probabilmente anche per le stelle e i vari alieni che le popolano..ma non per me;infatti quel tale chiamato Amore busserà alla mia porta e io diventerò un uomo nell’arco di quelle 24 ore.Non sapevo chi lui fosse se non tramite qualche film e strofe di canzoni per me troppo sdolcinate all’epoca e nella mente mi appariva quasi come un mago,uno stupendo direttore d’orchestra che aveva il potere una volta entrato nella vita delle persone di cambiarle completamente…fino alla follia..oltre ogni limite..Ma ammetto che nonostante ciò non ero molto interessato a conoscerlo,stavo bene così..bene quando i miei problemi potevano essere al massimo come finire un videogioco,o trovare il modo di falsificare una giustifica e poco più..e per giunta mi ero appena svegliato da una lunga dormita e comunque non sarei stato pronto a riceverlo..ma vidi che non accennava ad andarsene quindi gli feci segno con la mano,sporgendomi dalla finestra,di tornare più tardi.Entrai in bagno e cominciai come niente fosse una doccia calda. Le gocce.pioggia bollente sulla pelle,la saponetta che lentamente scivolava sul mio corpo accarezzandolo,massaggiandolo di puro candore…e in più la radio che mi faceva compagnia con le canzoni del momento..insomma non c’era niente che mi facesse rimpiangere di non aver aperto a qualcuno che infondo non avevo mai incontrato e che probabilmente non avrebbe avuto niente di interessante da offrirmi,e mi illusi che in quell’istante di sublime piacere avessi potuto nuotare per sempre..ma come tutte le cose più belle dell’esistenza che prima o poi hanno un termine arrivò il momento in cui,finita l’acqua calda,dovetti uscire dal box, Presi di corsa l’accappatonio,infilai le ciabatte e dopo essermi asciugato con il phone,la mia attenzione fu rubata dallo specchio che avevo di fronte ..ero così cambiato,e non me lo diceva soltanto la barba che cominciava a crescere ma le sfumature di quei miei occhi azzurri,forse un po’ più spenti di quando bastava un lecca lecca per farmi sorridere,ma che in compenso avevano qualcosa da raccontare..amicizie finite,problemi di famiglia..e chi può ne ha,più ne metta! La vita non è semplice neanche a 14 anni..Si era creata una forte alchimia tra me e quel vetro,anche se ero conscio del fatto che non mi avrebbe mai potuto riflettere per come ero davvero o almeno per come mi sentivo di essere davvero…per quanto simile lo specchio riflette sempre uno straniero dicono...Un forte rumore ruppe l’atmosfera,corsi in salone e notai che una delle finestre era in frantumi;”Un piccione che si sarà schiantato o qualche pallone tirato troppo forte forse” dissi a me stesso…mi sbagliavo.E mentre continuavo ad ipotizzare l’impossibile,vidi che un uomo alto,con una maschera in faccia era seduto sul mio divano ”Chi sei!?Gli urlai minaccioso ma con voce tramante.”fuori da casa mia!” ..e lui..”Amore!Mi dispiace ma non prendo ordini da nessuno” rimasi esterrefatto e a tratti perplesso ma non feci in tempo a formulare un piano per cacciarlo che si alzo e mi stordì con un violento mancino sul naso,mi trascinò alla sedia più vicina e mi legò ad essa talmente stretto da riuscire a mala pena a respirare. Avrei voluto piangere,gridare a più non posso,ma ero troppo orgoglioso per farlo e probabilmente sarebbe staro inutile,quindi abbassai lo sguardo e gli supplicai di risparmiarmi..non avevo fatto niente di male infondo per meritarmi un trattamento del genere..niente di male a nessuno,se non qualche a volta a me stesso..Ogni passo,ogni volta che il suo piede si avvicinava anche solo di un millimetro tremavo come non avevo mai fatto,neanche in passato di fronte alle urla di mio padre oppresso dal dubbio di non farcela ad arrivare a domani…Quando poi fummo talmente vicini da poterci baciare,mi diede un carezza seguita da un forte schiaffone e un altro e un altro ancora;la sedia barcollò e caddi con essa per terra;faceva così male che credevo di morire e per quanto la mente scavasse,non trovai nulla che potesse spiegare il motivo per cui stesse accedendo tutto ciò…forse avrei semplicemente dovuto aprirgli quando aveva gentilmente bussato anche se non mi sentivo pronto a riceverlo e non scacciarlo..forse aveva qualcosa di importante che doveva mostrarmi ma perché non farlo semplicemente?..perchè irrompere in casa mia e nella mia vita con tanta violenza?? Lo capii solo quando se ne andò e ora gliene sono immensamente grato..ma il mio calvario era ancora lungo,dovevo prima accettare di dover soffrire per poter essere davvero felice... |
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