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Nati sotto contraria stella (seconda e ultima parte)
Sonia è arrivata e un vortice di solitudine assale lei che,come una Giulietta insanguinata,aspetta di perire per sempre sotto quell' addio che sta per armare;dei passi frettolosi,accompagnati dal fruscio delle foglie secche,solcano quel tratto che Michael sta facendo per arrivare da lei. Eccoli finalmente uno di fronte l'altro. Un vetro appannato li separa..Sonia con una calma apparente passa dolcemente la sua mano su quelle sbarre di cristallo che sembrano per effetto del vapore piangere anch'esse lacrime rinnegate. I loro sguardi si incrociano solo per un attimo "Quale turbamento invade la luce spenta dei suoi occhi? Quale amaro tormento si riflette in un così candido volto? "é il pensiero che accompagna Michael mentre come sempre sale nella stanza aspettando l’amata. Nella penombra attende vicino alla finestra,sotto il bagliore opaco della luna e lo sguardo vigile della notte, scrutando il riflesso di se stesso.. il cigolio di una porta lo ridesta;le sue più sincere attenzioni ora sono solo per quella nobile creatura;Sonia è in piedi davanti a lui bellissima…i loro cuori battono insieme.,i loro occhi non smettono un attimo di rincorrersi. in quella stanza nessuno mai avrebbe potuto penetrare la loro sfera stellare;Sonia qualche attimo dopo abbassa la testa e le sue labbra cominciano a pronunciare parole accompagnate dal amaro sapore del addio.. "Noi siamo l'assurdo,abbiamo avuto l’oscurità e queste mura solo per noi,proprio qui annegavano in quelle onde travolgenti e sensuali che ci facevano tremare sotto la fioca compagnia di una bajour da comodino.. Ora vorrei stringerti al mio petto. passare i miei capelli tra le tue mani e dirti tante cose ma l'unica cosa che so è che mi devi giustiziare..se io assaggiassi di nuovo il tuo sapore non saprei più staccarmene.Troppe volte ho sfidato un destino che si è rivelato avverso. Non ho più ali, non farmi volare:è alla terra che sono regalata, ti restituisco ciò che hai donato a me il giorno dannato in cui ho tagliato le miei ali A questo Icaro che forse aveva baciato sin troppo i miei raggi sognanti.. io frivola creatura di dolce veleno vestita,beata e maledetta,ti chiedo questa notte di uccidere la mia attesa,di seppellire per sempre il tuo amore sotto queste lenzuola sbiadite.. altrimenti il mio veleno scorrerà per sempre dannatamente nelle tue vene. Scordati di me prima che il gallo canti.. è l'unico modo in cui offuscata, posso continuare a splendere per te... " Michael le si avvicina,poi con un dito dolcemente sfiora le sue labbra chiudendole come in un bacio." Taci…" la mani scivolano curiose sui fianchi della donna che di insicurezza ed evidente tremore fa innocente sfoggio "Ora dimmi,cos’è il brivido che sento il tuo corpo condividere con le mie braccia?Adesso dono qui,come da tempo sognavi nelle più fredde notti tra le coperte,talmente vicino a te che quasi siamo una cosa sola,e forse la siamo davvero… miei anche i tuoi più piccoli respiri,mio il tuo battito irregolare,mio quel tuo corpo che non vuole altro il riposo eterno di una ragione che ci sta dividendo più di questi centimetri che ci separano .. ora dimmi…hai ancora voglia di fuggire da un mondo pensando che non sarà mai il nostro?No,le tue parole saranno coltelli in grado di mentire ma i tuoi occhi,cristalli troppo puri per regalarmi la bugia,mi confessano che questo è un addio che non vuoi.. Sonia afferra la sua mano e guardandolo con quei due meravigliosi cristalli ribatte " Le pellicola che incessante scorre davanti a me ora proiettavano immagini di epoche ghiacciate e accudiscono lamenti di dolore sotto l'arrivo di un inverno senza pietà ma il mio corpo è bollente, esplodi dentro me ..Ho voglia di te come la notte che viviamo, che sento con la sua brezza gelata ..Ho voglia di te, del fuoco che hai negli occhi e che chiama la brace nel cuore e nel sangue... riscaldando l'anima mai ho desiderato così tanto essere posseduta e amata.. ma i rimorsi ti si parano davanti all'improvviso e ti toccano ,ti guardano,ti sporcano e si mescolano con la rabbia è un debito che non estinguerai mai,come una punizione di un Dio che non perdona, puoi lavarti mille volte ma quell'odore non andrà via mai..Ora io mi inginocchio davanti a te bruciando la tua ragione e ti prego, schiaccia emozioni e sentimenti accarezzami con un soffio di vento e lasciami perire sola questa sera .Corri,corri verso la vita... Se è vero che mi ami torna a correre a perdifiato e non voltarti mai indietro. È questo il mio dono d'amore ..io resterò qui e piangerò la fine di tutto. di tutto il sensato e l'irrazionale e questa la giusta condanna.." Michael le lascia la mano e scoppia a ridere…si accosta al frigobar e come niente fosse tira fuori una bottiglia di spumante e 2 bicchieri che riempie fino all’orlo."Le vedi queste bollicine?" Sonia rimane perplessa.."Le vedi o no?" Annuisce…"Noi siamo come loro,è inutile negarlo…per quanto tentiamo di nuotare in questo mare senza affogare nei suoi problemi,nei suoi più infidi tranelli non riusciamo a rimanere a galla se non per qualche istante e la luce riflessa della luna non fa altro che illuderci di esserci riusciti,di essere liberi mentre inesorabilmente torniamo a sprofondare nei più tetri abissi ."Apre le tende,e indica la luna "Questa luna è ancora nostra…e per quanto pallida rispetto all’oscurità che ci circonda può essere ancora il nostro faro..lasciamoci guidare a casa,lasciamoci portare alla nostra isola dove anche se solo per una notte non ci saranno altro che 2 nomi incisi nel firmamento del suo cielo..non ci sarà altro che la melodia di 2 cuori all’unisono,2 respiri all’unisono,2 corpi all’unisono ..non ci sarà nient’ altro che noi.." Detto questo chiude le tende e si avvia dalla sua amata..Fili raffinati e impercettibili di una ragnatela invisibile avvinghiano questi 2 corpi che avevano imprigionato i propri istinti fino ad allora.. .Vestiti ormai solo di pelle un sortilegio eterno mescola amore, erotismo e dolore e li fonde in un unico corpo dove anche la passione soffriva . Sfamavano le loro carni che profumavano già di rimpianto. La follia del desiderio li condusse nella lussuria più cruda dando voce al grido disperato di chi ama concedendosi senza pudore per placare la solitudine di un domani che sta fiorendo. Mentre i loro corpi erano sempre più sfigurati dal piacere e la mente stritolava ogni logica nell' uragano dell'assoluto Michael urlò il nome di lei battezzandola per sempre con sudore e lacrime..Come relitti restarono abbracciati non conoscendo parola finche Morfeo si impossessò di loro donandogli quell'attimo di calma che precede una tempesta, accompagnandoli fino al mattino.. Michael baciato dal sole si sveglia e si gira per cercare Sonia.. Il letto è vuoto come vuoto è l’animo di chi voltando le spalle vede ormai in lontananza tutto ciò che aveva desiderato ed ottenuto con sofferenza,e con un gesto di stizza lascia quel soffice paradiso dove poco prima aveva scatenato il più dolce degli inferni. Sul comodino trova un biglietto scritto con una rossetto color porpora,lo afferra c poi lo annusa… profumava delle sue labbra.. su quel foglio Sonia aveva scritto:"per non dimenticare" e sul retro “ mio magico tesoro, dolce battito del mio cuore.. Il mio amore per te non conosce confini.. Ti ho incontrato…vissuto…amato…Ma non ho avuto il coraggio di continuare a lottare…Ma non ho avuto la forza di tenerti stretto a me…Perdonami.. Ti cercherò in un sogno o in un ricordo facendo eco nella memoria di tanto ardore sei stato fautore illuminando la nostra storia che non ha visto nessuna alba, non ti dimenticherò mai.. In questa stanza dinanzi al tuo corpo dormiente raccolgo i cocci della mia vita tornando ad essere moglie madre e dea.. Sul viale dell'addio mi sto incamminando,dividendo i nostri destini difficile trovare la strada, su questo sentiero, sbriciolato il mio cuore resterà.. ma purtroppo dolce amore mio talvolta dirsi addio è l'unica via.. Ti amo..” Prima che la porta si chiudesse per sempre dietro di lei. Sonia con coda dell’occhio riuscì a catturare finalmente una sincera scheggia di sole.. Michael con una piccola lacrima sul viso invece guardava ostile quella stessa stella sorseggiando amareggiato dal bicchiere rimasto di spumante. .."Assurdo come questo giorno porti con se una grigia pace. Il sole per il dolore sembra nascondermi la sua faccia più bella..ma so che dall’altra parte splende per chi davvero più di ogni altra cosa amo e forse..dico forse è giusto sia andata così…siamo anime nate sotto contraria stella e so che ogni volta la mia voce non saprà a chi rivolgersi ci sarà sempre il tuo fantasma ad ascoltarmi,il tuo ricordo a consolarmi..non sarò mai più solo.." Finì il suo pensiero,il suo piccolo monologo interiore e anche lo spumante..un nuovo giorno era appena nato e forse a tutti noi una lezione la notte aveva lasciato... L'alba accompagnò Sonia nel viale del ritorno:governando i timori ,frettolosamente salì le scale che le serbavano la clausura della casa e di un esistenza da casalinga .Due fari celesti e luminosi nel un volto della sua bambina le fecero vedere il vero senso della sua vita. Con la fede innocente dell'infanzia ella la attendeva…solo due parole dalla piccole labbra:"ti voglio bene mamma".Dinanzi a questa frase tutto crolla ma rinasce come il viso della donna,solcato troppo spesso da quelle piccole goccioline,capaci di segnarti come nient’altro che ora finalmente splendeva e con orgoglio di madre in un gesto meraviglioso e puro, strinse a se il suo gioiello più bello.. Gli occhi della mente la riportano all'immenso tesoro che aveva pensava aver perduto per sempre. In un sospiro lieve sussurrò al suo cuore che forse era giusto così e probabilmente aveva ragione,la vita è fatta di priorità oltre che di scelte e in questa roulette ogni tanto bisogna sapersi fermare..il rischio non è fatto per chi ha qualcosa da perdere ma per chi ha la speranza di vincere continuando a provare come le ultima risorsa…Michael lasciò la stanza e con essa i suoi ricordi,chiuse la porta e si lasciò alle spalle il fantasma di una donna che non poteva avere..si sedette sulla riva del vicino mare,scagliò una pietra con tutta la forza che aveva poi si mise ad osservare le onde che imperterrite cercavano di superare gli scogli senza riuscirvi e capì..” tutto tace quando il turbinio di emozioni si placa,ma nel silenzio trovare l’energia per ricominciare è un obbligo!”Solo un amo e un pescatore solitario all’orizzonte,non io..non questa volta…” e ricominciò a correre. Un piccolo aereoplanino di carta Ricordi,frammenti incoerenti di una realtà mai davvero
esistita,colorano di incertezza senza tregua,nè orgoglio alcuno,un nuvoloso
cielo,diviso anche lui come tutti noi di fronte ad un bivio,tra lo splendore di
una nuova alba e la paura per un tramonto che sembra non voler finire. In
questo miscuglio di pensieri,delicati come la malinconia che mi
culla,soffocanti come manette invisibili da cui non riesco a liberarmi,scendo a
compromessi con la mia follia,chiamata da alcuni genio,e perdo per un istante
l’uso della ragione,fonte prima di insicurezza in questo mondo di santi e falsi
eroi. Ritaglio e do nuova forma allora,quando mai ce ne fosse stato bisogno, ad
un foglio strappato quasi a liberazione da libri,che non forzeranno
l’attenzione dei miei occhi mai più.Con fantasia lo manipolo,come fosse argilla pronta a
diventar vaso,fino a quando un piccolo aereoplanino non compare,desideroso,nei
suoi approssimati contorni,anche lui di prendere il volo,pronto ad un mio cenno
all’immediato decollo Chiudo gli occhi e mi ritrovo con un piccolo casco in testa,dimensioni
ridotte e quel che era fantasia divenuta realtà. Ho talmente tanta voglia di cimentarmi in questa
nuova avventura che quasi mi arrampico sulle scalette della mia creazione senza
far caso alcuno a quanto grande sia diventato il mondo intorno a me,ma
consapevole che una volta a bordo dall’alto mi farà osservare quanto piccoli e
banali siamo nella nostra presuntuosa supponenza. Un soffio basta per accendere
il motore e piano piano comincio a prender quota cercando uno spazio,anche
piccolo,in quella finestra che ho di fronte per attraversare indenne un tunnel
di emozioni che sembra senza uscita e liberarmi dalla prigione d’argento che mi
tiene in ostaggio;trovo uno spiraglio tra le tende,velo infame che intrappola
la luce per risplendere nel suo monotono colore e proietto me stesso in quella
che sembra un’infinita distesa di situazioni,intrecci e vite. Finalmente esco e
vedo palazzi,lampioni e persone che con aria frettolosa camminano qua e là e a
volte nemmeno fanno caso a quello che succede sopra il loro naso. Infatti
proseguo e nessuno fa caso a quel piccolo aereoplanino di carta guidato dai
sospiri del vento;so benissimo che il mio viaggio non sarà lungo e ad un ballo
in maschera chiamato realtà mi toccherà presto tornare ma forse atterrando
capirò cosa provano gli angeli a cadere,quando per una donna un posto in
paradiso non basta per essere contenti e troverò nuova energia nello stringere
miei simili. Un ultima acrobazia attorno alla più scura delle nuvole,poi decido
di non girarci intorno e ad attraversarla..più bello sarà il sereno dopo
quell’inferno. La nebbia,crudele tenda per i miei sensi,appannati da quel
vapore che ti circonda e che si scioglie quando ormai la sensazione è
perduta,mi assale ed io aliante intrepido non riesco a non lasciarmi
completamente sopraffare dal terribile fantasma della claustrofobia.”Tanto è
solo un impressione” mi dico mentre il cuore batte forte in gola”che ti
uccide,che ti soffoca,che ti pervade con il peggior senso che tu possa
provare..quello di impotenza..ma è solo una dannata impressione” e una volta
uscito a respirare migliore aria il
sollievo più grande sta nella speranza di non dover aver più paura di star
male.Stanco e malconcio scendo di quota e torno in quella casa che ha dato vita a questo
mio immaginario ma intenso viaggio;riprendo altezza e peso,poi guardo con tenerezza quel piccolo aereoplanino di carta sulla mia scrivania ancora rivolto sognante a quella finestra…forse per le mie vertigini,le più alte cime sono ancor troppo lontane e inarrivabili,ma un giorno voglio
poter guardare quella nuvola oscura,questa casa,questo corpo che mi limita
infinitamente e ridere di quanto stupido sono stato ad averne timore..
Presa di coscienza
Un ultima goccia di assenzio bruciava la gola di un’improvvisata alcolista distesa,affianco ad un cane randagio,sulla tranquilla spiaggia di Finale Ligure,comune del savonese di circa 12000 abitanti. Con lo sguardo immobile.persa nell’azzurro di un cielo oscurato dai i contorni di nuvole che le parevano disegnare un cuore spezzato,non aspettava nient’altro che qualcuno la aiutasse ad alzarsi,troppo molli e fragili le gambe per reggersi nuovamente in piedi. Ma come spesso accade l’indifferenza,unita al generale disprezzo che le persone hanno per quelli che vestono in modo bizzarro,diverso..strano…fece si che quella sabbia fosse,per ancora alcune ore,il suo letto ed occasione al tempo stesso per capire la gravità di certi errori,che ti lasciano crollare al tappeto,e nessuno poi sarà lì ad aiutarti o avrà la forza di portarti in spalla..”Ma guardati” pensava tra se e se “questa è la Laura Silvestri che sognavi di diventare?” Lei tanto brava e fiera del suo immenso talento per la scrittura, presuntuosa continua a cercare sempre più luce di quanto può davvero sostenere il suo fragile gambo,pur di non accontentarsi della luce riflessa della luna.,..“Dove sono i tuoi sogni?Dove le tue aspirazioni..dove tutte le persone che pensavi ti amassero?”Il silenzio gli diede la sua amara risposta..”Ora hai di fronte un bivio..stare qui aspettando che qualcuno mosso da compassione per una povera stracciona,ti venga a prendere..o alzi quel culo e tenti,anche rischiando di cadere ancora,di riacquistare un minino di dignità,tornare a casa e riappropriarti di quello che è tuo..”sorrise e poi continuò il suo flusso di coscienza”l’ho fatto ancora..è mio..chi dice che sia mio…presuntuosi si nasce eh?” Forse Laura aveva solo bisogno di un po’ di sana sicurezza;nella sua vita,la penna era stata la sua unica spada,di fronte ad una realtà che non aveva mai saputo accettare..sua madre morta quando era solo una bambina l’aveva lasciata con i nonni e un padre forse troppo giovane per gestire il suo “caratterino”.Genio e follia in lei fluivano come magma,incessante nel suo lento scorrere ma dal calore insopportabile e come esso doveva trovare spesso uno sfogo…la musica che ascoltava ad esempio,un genere tra il punk e il rap era sintomatico del suo incostante stato d’animo,e l aveva portata a frequentare ambienti poco raccomandabili..o meglio da considerarsi tali per chi senza paura fa sfoggio del suo dono sulle pagine che l’inchiostro dolcemente colora… ”Arriva la scrittrice” urlavano le varie gang in piazza e con gesti di stizza ella gli rispondeva prendendo a volte botte,o semplicemente parole di disprezzo…mai avrebbe abbassato la testa al loro sguardo..”Hai cominciato a bere solo per dimenticare Matteo..bere,che cosa assurda..ore e ore di palestra in fumo,ore e ore di vita in fumo…oggi,che un po’ di ragione fa capolino nella tua testolina..prometti a te stessa,la miglior cosa che hai..di smettere..c’è quel concorso tra 2 settimane..e sei qui come un barbona..” In effetti la delusione per un amore finito malamente,come il suo grillo parlante le ricordava, l’aveva segnata profondamente…le sue poesie,i suoi brani ricchi di sprizzante allegria e gioia di vivere ne sentivano il peso ,quasi dovessero soffrirne anche loro,e da un anno a questa parte il malessere più totale l’aveva sovrastava e solo l’alcol era in grado di farla sentire meglio,darle l illusione di poter volare ancora..”gli amici fuggono quando è troppo il peso che tra loro va spartito..“ aveva capito con gli anni. L’alba faceva ormai capolino,i suoi piedi stanchi avevano trovato un senso e con gesti incerti cominciavano a muoversi;prese la bottiglietta,guardò per l ultima volta quel suo demone e urlando contro il mare la lanciò con tutte la forza che aveva sperando di non aver colpito qualche bagnante,poi prese un bastone e tracciò una linea sulla sabbia “Da qui non si torna indietro..” un lungo respiro e il passo divenne svelto,destinazione la sua scrivania…tra 2 settimane aveva un appuntamento a cui non poteva mancare e questa volta non si sarebbe tirata indietro.. Nati sotto contraria stella (parte prima) Sguardo e sorriso amaro di una madre..un ultima composta bugia
poi Sonia sale in macchina,sistema lo specchietto e senza neanche guardare si
incammina rivestendosi da donna..le sue cosce tremano.Guidava con incerta
impazienza lei,angelo deviato e smarrito,consapevole di stare per attraversare
l'inferno;la sua meta era quella stanza di un motel dove per incanto Micheal
gli donò per la prima volta un ala che ora andava a restituirgli per sempre,con
un feroce addio.Da sempre ammalata di vita in quel tempio idolatrava l'amore e
lo teneva nascosto li tra quelle pareti,dove loro due al di là di tutto
mantenevano accesa quella fiamma. rubando momenti all'assoluto ..la macchina
intanto andava come le sigarette tra le sue labbra… L'inferno si stava
manifestando in tutta la sua maestosità mentre,sempre più bramosa del
paradiso,con i suoi occhi scuri bucava quel vetro appannato dai suoi
sospiri,ricchi di rimorsi e sui quali l’ombra di alberi spogli sotto nuvole
straniere,ascoltavano il silenzio che precede una tempesta... I ricordi
graffiavano la sua mente e non lenivano il dolore, paradossalmente lo
accrescevano.. E' passato del tempo ormai da quando i loro occhi si
incrociarono per la prima volta,da quando un solo bacio le fece tremare il
cuore e si rese conto che
dentro di lei qualcosa stava cambiando da quell’estate ormai lontana quando
sudata,accaldata e imbarazzata dinanzi al solito motel le batteva il cuore a mille vedendolo arrivare a passo
lento con le mani in tasca ma i tremori e le ansie lasciavano il posto ad
emozioni e poesia,dando vita al sentimento più bello che c'è,trovandosi in due
tra mura e lenzuola con la complicità della notte,flebile luce che soccombe
per un po' la loro indomabile inquietudine... Un tuono la ridestò,Sonia era
quasi arrivata ora lo rivedeva … il suo cuore gridava" voglio solo starti
accanto" invece una sola frase viene fuori dalla sua bocca in un grido
soffocato,"perdonami,perchè io non lo farò mai".. " Pochi
chilometri più in là un uomo.. e un'attesa che saliva.. Corri senza fiato lungo
il percorso di una vita frenetica,fatta di illusioni,montagne da scalare e un
traguardo sempre più lontano.. ti manca la voglia,forse il cuore per
continuare ma non vuoi cedere.. non vuoi cedere a quei fantasmi..non vuoi
cedere proprio lì di fronte a chi sul quel tuo cadavere ballerà.. Micheal
racconta, sulle pagine di un libro aperto ma ancora da completare,l'armonia di
un viso rilassato,sconfitta l'allergia di vivere e il pallido grigiore,si
ferma e controllando sull'agenda quale sia stato il suo unico vero amore fino
ad allora,si accorge che non può far altro che tornare un'ultima volta da lei,quella donna che ha sempre sognato e mai potuto avere,se non in quel mondo che
la notte rinchiude,ma è troppo tardi,e lo sa bene... il suo cuore lo
tradisce,un uomo forte spiazzato dal tremore delle mani al pensiero del non
ritorno, al pensiero di un'ultima sera insieme, prima di dover tornare a quella
maratona infinita che è l'esistenza che senza pietà ti trascina... lascia che
tutto su di sè scorra, come un fiume dopo esser precipitato da una cascata..e
a piedi in quella triste stanza si avviò,come chi ripone tutto nel presente e
sa che il futuro non sarà quello sperato,bassa la testa ma alto il cuore...
bassa la testa ma spiegate le ali... finalmente torneranno a volare.. non
importa se solo per qualche ora.. il ricordo lo terrà in vita e gli darà ancora
la speranza di nuovi traguardi che nutrono chi ha fame di vivere. Chi cerca
coppe,medaglie,trofei non di aureo splendore, o da presuntuosa esposizione in
bacheca,ma di invisibile consistenza,ricompensa dell’uomo amato,che sa di
esserlo anche se la sua metà è lontana.Scelte che navigano nella
profondità di maree oscure,le sue,che sprofondano dinnanzi al potere della
ragione,dinnanzi al bisogno di una morale.. e tutto tace quando il turbinio di
emozioni si placa.. solo un amo e un pescatore solitario.."Cerco te e
niente altro... e tra un pò ti avrò!"
L'ultimo treno ….camminava a passo lento nella nebbia,costante incognita degli aspri
autunni alessandrini dove c’è davvero poco spazio per la fantasia nascosta,quasi
per paura che qualcuno tenti di
evadere dalla sua prigione di cristallo,dal pallore di un cielo uggioso che
circonda l’animo di chi lo ha da tetto..come quasi ogni domenica si recava alla
stazione per guardare,con l’aria innocente di un bambino che scopre la vita,persone
sconosciute salutarsi,incontrarsi.vivere..quello che lui ancora non riusciva a
fare a pieno,non conoscendo il valore della parola perdono e ricercando nei
volti altrui un sorriso quasi temuto dalle sue guance..e come quasi ogni domenica al
binario 3 c’era una vecchietta sola,anche lei ferma lì a guardarsi intorno per
cercare un motivo,per ritrovare una serenità svanita nello scorrere inesorabile
del tempo,lo stesso che Emilio avrebbe voluto fermare ogni qual volta suo padre,arguto
e diligente orologiaio lo sgridava,per scappare via lontano e non dover sentire
quelle noiose prediche da cui non aveva mai imparato nulla ma che avevano
suscitato un grande rispetto per la figura paterna,con cui non riusciva però a
convivere..troppo diversi ma troppo dannatamente uguali per andare d’accordo si
diceva,così vicini ma su 2 mondi tanto opposti da non riuscire a confrontarsi
senza abbassare ogni volta la testa uno ai piedi dell’altro..e come ogni
persona che per paura di sbagliare tace e rimane immobile sui suoi passi la guardava
stranito,senza dirle nemmeno una parola e pronto a distogliere gli occhi ad un
suo sguardo,fino a quando all’improvviso,mentre un altro vagone prendeva
velocità,lei se ne accorse e in un moto di materna tenerezza lo invitò a sedersi al suo fianco con un cenno e un sorriso…”Che
stupidi che siamo…” iniziò a parlare“.aspettiamo
che il treno sia in partenza per confessare ad una persona quanto la amiamo..e
che ritorni per accorgerci di quanto ci sia mancata…scommetto che potremmo
andare avanti bendati su un filo sotteso sul fuoco pur di non ammettere quanto
siamo fragili..non credi?” annuì con la testa e nello stesso istante sentì di
aver sbagliato quando, pur di non vedere amici andarsene,li aveva tagliati
fuori dalla sua vita…credeva che tutti prima o poi se era destino si sarebbero
rincontrati e questo
pensiero gli dava la speranza per continuare,la speranza per andare fino in fondo ad ogni suo respiro,troppo
emotivo caratterialmente per pensare di non poter rivedere chi aveva amato,anche
se era stato lui stesso ad allontanarsene..lei intanto continuava con la
tenacia tipica di chi crede in quello che dice “Sai nella mia vita ho sempre
avuto un rimpianto..non aver dato a chi potevo un’ultima occasione…e ora sono
qui..e gioco con gli anni,i mesi,i giorni che mi trovo davanti senza poter far
altro che vedere andare via tutto quanto come la scia che si lascia alla spalle
un treno..sperando non sia l ultimo..”..concluse e il vento alzato da un'altra
partenza gli spettinò i capelli portandogli alla mente un pensiero “allora
perché sono qui?”si chiedeva
accorgendosi di aver sempre odiato i treni. Una volta salito e affacciatosi infatti dai quei freddi
finestrini non sarebbe stato in grado di catturare un immagine fissa di quello
che stava osservando,quell’immagine che spesso è sfondo della tua vita e di chi
hai bisogno per poter fissare i piedi per terra,al contrario delle navi da cui
respirava e sentiva quasi sue le onde con una remota speranza di vedere un
giorno un delfino,di diventare un giorno come un delfino,che riesce a solcare
le maree e mantenere stretta l’aria in petto perfino quando nel suo abisso gli
manca il fiato. Nello stesso tempo la vecchia aveva intuito le sue perplessità
e gli fece la stessa domanda che gli girava per la testa mettendolo in una
totale confusione e la prima cosa che
gli venne di dire,per qualche strano gioco di subconscio,era proprio quella che
più sapeva appartenergli...”Non lo so..forse questo posto,per quanto squallido
e triste è la metafora perfetta della nostra vita..gente che va,gente che
viene..fumo che annebbia la vista…rumori costanti che impediscono alle orecchie
di sentire…e poi c’è sempre qualcuno che da spettatore di questo teatro osserva
paziente..“ Ragazzo..” lo interruppe quasi per ammonirlo,come una maestra al
suo alunno..”La vita è là fuori..questa è solo una stazione.!!” Ci pensò..e
prima che potesse rispondere la signora
si alzò appoggiandosi a quel suo vecchio bastone,sorrise e se ne andò (…….) La
domenica successiva si svegliò presto come era abituato ormai da anni e alla
solita ora si presentò al binario 3 ma quella volta non trovò nessuno. solo un
vecchio e instabile bastone appoggiato ad un muro…l’ultimo treno per la signora
era passato…allora si avvicinò alla panchina triste e ricordò le ultime parole
che ella gli aveva regalato..”la vita è là fuori”..confuse nella sua testa fino
a poco prima ma in quell’instante così chiare ..girò le spalle,e lasciando la sua
malinconia a far compagnia al incerto legno tornò a casa correndo..dopo pochi
metri il respiro si era fatto pesante,”devo rimettermi a dieta” pensò e senza far
caso alla fatica che lo stava soffocando ed al sudore che scendeva copioso,implorò
il suo cuore di pompare ancora sangue..e ancora,sempre di più …aveva lasciato
un conto in sospeso..e questa volta non si sarebbe tirato indietro..
Mia immortale Su un vetro opaco un cuore trafitto da un freccia invisibile..2 dita avevano giocato innocenti con il vapore tentando di disegnare un emozione che sembra non essere in grado di scomparire..il mio respiro ne era tavolozza,i polpastrelli unico pennello in grado di tracciare,mentre fuori ancora nevica,linee delicate che rinchiudono,come uno scrigno con il suo tesoro,il tuo nome...senza coprirmi,quello schizzo mi aveva riscaldato abbastanza da affrontare ogni intemperia,esco fuori e nella bufera intravedo la sagoma di un pianoforte abbandonato,chiaro segnale di una speranza lontana ma forse non a tal punto da non provare a raggiungerla,quindi mi avvicino con passi incerti guidato da una lucciola che mi mostra la via,e sedendosi al mio fianco con la sua luce soffusa mi permette di vedere i tasti che sfioro leggermente esitando ancora per un istante.. come se aspettassi segretamente di poter sentire quel tuo profumo al mio fianco prima di cominciare a suonare di quel noi che va perdendosi come questi fiocchi sul terreno e di quello che è stato per me conoscerti,così stanco di stare qui tra le mie paure adolescenziali che spezzano il fiato e bramano a gran voce che non te ne vada da sola,lasciando le parole qui,agonizzanti..è semplicemente troppo quello che il tempo non può cancellare.Penso e con una mano sola compongo la mia malinconica melodia,l’altra l avvicino al petto per fermare un secondo quei battiti che mi impediscono di sentire il rumore di passi che alle mie spalle affondano nel bianco..non riesco a capire se la persona che con timore li muove si stia allontanando o voglia lentamente raggiungermi e sostenere con me il peso di una realtà frivola,fatta di desideri proibiti che svaniscono nel momento stesso in cui con gli occhi guardano con sincerità all'orizzonte.. ma non succede nulla..forse era solo un fantasma che si prende gioco di me..e rimango immobile,troppo forte il senso di impotenza che mi pervade e comincio a ricordare di quando hai pianto e le mie dita hanno sfiorato quelle gocce fino a farle mie,conservandole mentre forte cresceva la voglia di portarti con me,dove le lacrime si perdono nell’oceano di emozioni che vorrei donarti o provare a farlo,tentare fino a riuscirci,nessun muro è invalicabile se hai un motivo per scalarlo...e di quando hai urlato di freddo tremore nella notte ed io ero lì a combattere con la mia spada di cristallo tutti i demoni che ti portavi dietro,e una volta sconfitti ti stringevo con le mie ali pronto a volare con te semmai tu me lo avessi chiesto…e capisco che in tutto questo tempo la sabbia ha costruito castelli che nel mare annegano io ti ho tenuta per mano,troppo spesso da lontano,tanto che ora penso di aver lasciato andare ciò che ho sempre considerato parte di me..ho provato così a lungo a convincere me stesso che prima o poi te ne saresti andata,ma il mio cuore mi ha dichiarato guerra e al patibolo ha condannato la mia anima vittima della vita che mi hai lasciato indietro e senza il tuo volto e la tua luce risonante che pervadono i miei sogni si è persa tutta la sanità dei miei gesti,diventati per chi li guarda azioni confuse di un amore burattinaio..smetto di cantare al cielo e mi ritrovo per un secondo solo al buio..le piccole ali della lucciola l’avevano portata altrove..abbasso la testa e polvere di stelle bagna il mio viso,alzo gli occhi stupiti e noto che la sfera celeste sa regalarmi ancora emozioni…..ora non aspettare un altra alba e riportami alla vita perchè ho ancora voglia di godermi ogni secondo di questo viaggio e impedisci che un flusso di paure inutili travolga me che in assenza delle tue braccia tradisco l affetto con queste lettere,che nulla farti intendere potranno rispetto a quando vivevi il contatto con il mio corpo,con il mio spirito che ora aspettandoti vaga lontano nell'attesa del tuo ritorno ..Mentre tutto scorre.. La luce rossa dei primi raggi del sole le incendia di nuovo il cuore,mentre lacrime d'argento scendono come rugiada su una donna che proietta già il suo futuro accarezzando,con amore,quel grembo...un altro bambino intanto sta nascendo e per la prima volta respira l'aria di un mondo che gli darà amore,sofferenza,gioie e dolori,ed innocente strilla tra le braccia della madre che nulla potrà vedere di più bello.L'innocenza che lei ha perso lungo la strada del suo destino,quando innamorata decise di donare il suo primo incerto atto d'amore ad un vile che un giorno in un addio gridato in una spietata realtà oltre alle speranze,le assassinò il cuore per sempre e prima di morire quel povero cuore urlò "mi manchi da impazzire..." Nello stesso ospedale un ragazzo piange a pochi metri da casa sua tra i primi sospiri dell'alba un suo amico muore… non c’è stato ritorno a casa dopo l'ultima festa il sabato sera e lacrime d'argento bagnano il volto di chi incosciente urlava con gli altri in coro al solito pub "Giù, giù…." e un altro drink scendeva.perchè ci sono sere dove serve bere per scacciare insicurezze e paure,a quell'età spesso non voglion saper che di cose belle... ecco cosa ha generato con gli anni questo mostro chiamato mondo.Anni che non sono che 19 per questo giovane di belle speranze che incomincia a guidare la sua prima moto,onore e gloria cerca sulla stessa un corridore ormai esperto che il traguardo vicino sente,anche se pochi battiti dopo non vincerà niente.Sotto un pesante lenzuolo bianco un'infinita tenerezza resterà nascosta in quegli occhi chiusi per sempre dall'incoscienza e mentre questa gelata precoce devasta il cuore di un padre e una madre,una foglia cade da un albero fiorito in questa primavera giunta anzitempo,regalando ad un giovane parroco un attimo di pace mentre ammira da dietro una finestra,come in un quadro non ancora finito,un paesaggio ancora incompleto,con sfumature ancora da definire.Gli occhi della mente lo riportano a quando era ragazzino,lui cosi giovane,così impreparato alla vita.Al liceo s'improvvisò Romeo e alla fine del debutto baciò goffamente la sua Giulietta e orgoglioso attendeva gli applausi del pubblico mentre uno spettatore si alzava e con un sorriso stampato e lacrime sul volto fu il primo ad applaudire,a casa non c'era nessuno che l'attendeva e le sue ultime speranze si perdevano in quel figlio dalla purezza sincera di un giglio.Gli occhi di questo accecati ora dai raggi del sole,fanno nascere lacrime d'argento e mentre rigano il suo viso nell'incognita del suo triste destino,continua a rincorrere un sogno che fugge sempre più lontano.. "Giulietta chissà dov'è..".Giulietta ormai è madre,dopo quell'esordio,in un batter di ciglia baciò finalmente il suo principe che per avere,giurò a se stessa,avrebbe rubato le scarpette a Cenerentola.La stessa che nel frattempo viene narrata da quel principe ormai padre,per addormentare il loro bambino,voluto,ma non così presto..Lo ridesta il rintocco della chiesa che ricorda a lui e ai viandanti,frenetici manichini di questo mondo, che il tempo corre portando via con se e tutto distrugge,devasta,annienta.Tardi invece fa un garzone a consegnare il vino ad un vecchio signore che aspetta con ansia il dolce che gli tolga dalla gola l’amarezza degli anni.. anni che passano scanditi dal battito del cuore,ricordandogli giorno dopo giorno che è condannato a vivere e che la solitudine fa male anche al saggio.. Lontano da tutto questo,vuoto e silenzio colmano la quiete,un cimitero,un uomo solo che prega,ed io che con lui saluto questo istante.e queste parole fan da tributo al tempo che scorre impetuoso,mentre io sono qui seduto,mentre tutto intorno a me scorre e in un secondo tutto cambia, ma resta sempre dannatamente lo stesso.."E guardando tutto questo,lacrime d'argento piovono dagli occhi di un angelo caduto per sbaglio su questo triste mondo e altri angeli verranno a cercarlo e lo troveranno al mio fianco,lì dove le sue ali lo hanno guidato in un lampo,acceso come l'amore...Voglio morire... Voglio morire,così ripeteva e lentamente si accasciava su
quell’odiato e scomodissimo divano che gli faceva da letto da quando sua moglie
lo aveva lasciato,con lo sguardo fisso nel vuoto …si sentiva solo,troppo solo
per parlare e lottare ancora,quindi prese una penna e cominciò a scrivere.. cumuli di frasi al vento gli
parean le strofe e incerte le dita non riuscivano a seguire le righe del foglio;”un'altra prigione in cui le mie emozioni sarebbero state
rinchiuse” pensava….allora arrabbiato si alzò e decise di prendere da un
cassetto una vecchia foto, con un soffio debole,quasi un sospiro,tolse la
polvere che la ricopriva e ricordò di quando in marina gli avevano detto che,per
quanto lo amasse,non era fatto per il mare,era un uomo di mondo lui e nel mondo
doveva vivere ed inseguire i suoi sogni;lo aveva fatto,ma troppo spesso questi
gli erano sembrati tanto lontani che anche con un binocolo non riusciva a
vederli chiaramente tanto da farli suoi,o almeno provare a realizzarli
correndogli dietro...la persona che amava,la più bella tra le stelle,si era
rivelata una delusione completa dalla quale non si era ancora ripreso..ma forse
non voleva farlo poi più di tanto..aveva perso ormai la fiducia per il mondo e
camminare da solo,senza potersi appoggiare a nessuno, non avrebbe avuto più
senso..nel posare l’istantanea si guardò le mani,le stesse con cui aveva
toccato tutto quello che prima era oro,ma come la leggenda di Re Mida
insegna,chiedere che tutto splenda di un aurea luce non è possibile..per quanto
dai importanza ad una cosa,ad una persona devi prima valutare se essa sarà in
grado di renderti davvero ricco..ricco dell’unica cosa che davvero conta..la felicità .Voglio morire così borbottò prima
di addormentarsi e alti i suoi occhi alla luna scrutavano nel tiepido candore
della sera il senso di giornate così inutili oramai stanco dell’insostenibile monotonia della sua esistenza spezzata soltanto dalle
sempre diverse voci dei suoi orologi..la sua passione..la sua salvezza… Qualche giorno dopo mentre
ne stava comprando un altro,forse l’ultimo,incontrò una giovane donna anche lei
spaventata dalla luce troppo forte del sole che spesso riscalda ma d’inverno
non da alcuna certezza e subito se ne innamorò alla follia..ne passarono di
istanti,scanditi questa volta non da un freddo quadrante ma da una sequenza di
emozioni che si susseguivano e che lo hanno portato a superare ogni suo limite
ad ogni singola occasione,nel disperato tentativo di riconquistare quello che
gli era stato rubato..nel disperato tentativo di tornare ad amare se stesso
conquistando quell’incantevole creatura ..dopo 2 lunghe settimane affrontate con l’aria chi non ha più paura del rifiuto altrui,”se
pensi di non aver niente da perdere,hai solo da guadagnare” canticchiava mentre
si guardava di nuovo orgoglioso allo specchio,ci riuscì e tornato a casa una
sera con lei in braccio,come novelli sposini alla prima notte di nozze,capì il
vero significato delle parole che aveva scritto poco tempo prima..tutto era
diventato chiaro,quei versi erano poesia,quella fotografia chiusa in un
cassetto uno splendido ricordo da conservare,quei giorni noiosi che aveva
trascorso non altro che amata routine….poi il silenzio,un bacio.. la donna che
amava,e che non l’avrebbe mai più lasciato solo,lentamente si accasciava con
lui su quel fantastico e comodissimo divano,solo un bisbiglio nella
notte…voglio morire.
Sirene Termini inarrivabili di un paragone che non regge propongono,quasi a cercare nelle mie debolezze miglior fortuna,alternative banali e futili che scarto senza dar loro il tempo di incrociare il mio sguardo,senza dar loro occasione di insinuare in me dubbi inutili….in questo clima di sottile armonia,sotto le mentite spoglie di un capitano forte e coraggioso preparo la mia ciurma ad una nuova battaglia nei profondi e inesplorati abissi di un mare,che la luce fioca proveniente dal riflesso di un faro lontano non illumina abbastanza..il vento accarezza dolcemente i miei capelli,che opposti al grigiore di un cielo nuvoloso e incerto si alzano ribelli,come per fuggire..come per dire di no a qualcosa che non sentono più loro..capisco o forse ci provo,che è tempo per noi di alzarci,posare le bottiglie,i soldi e tutto quello che ci lega a quest’arida terra e partire..chiedo ad un marinaio l’ora e con tristezza mi fa cenno che è ancora troppo presto..chi si lascia la bufera alle spalle non può non aspettarsi che anche la più piccola delle goccioline impregni i suoi vestiti,appesantiti come zavorre dal freddo che ti circonda con un unica possibilità di salvezza,quella di toglierli,affrontare nudo te stesso e poi con la stessa forza e speranza disegnarsi di nuovi colori,di nuova vita..ed io che davanti allo specchio tremo se penso che il momento appena passato non tornerà prendo il timone e con il vento in poppa,e un po’ di sana imprudenza nelle vene decido di levare l’ancora.Non tutti sono con me,ma quelli che rimangono al porto non li rimpiango…ci sarà tempo per tornare da loro e sorridendo sollevo la mia bandiera e li saluto con un fazzoletto che solo il tempo dirà quante lacrime dovrà asciugare..Sirene,come scogli sui cui la schiuma delle onde si infrange senza poter andare oltre,imperversano e seguono con il loro canto soave chiunque senza via d’uscita se non quella di cedere o essere costretti a chiudere gli occhi,legati ad un palo,ad un albero..ad un ricordo…e noi naufraghi d’amore dispersi chissà dove,lontani da un meta che nell’orizzonte si scaglia come un urlo nel vuoto,scegliamo di affrontarle a viso aperto nella foschia che ci troviamo davanti..niente paura ci diciamo.. poi nel buio più profondo della notte si alza un canto..shhhh..silenzio,inizia lo spettacolo,e in un attimo coloro che di tanta forza facevano baluardo e difesa si lasciano andare ai sensi,incantevoli e delicati in cui è dolce smarrirsi…sensazioni uniche sulla pelle che avverte lo stesso brivido di quando ciò che ami ti è vicino e con il suo profumo ti travolge con baci e carezze tra cui a quel punto puoi solo morire…far finta di niente è inutile e quindi concediamo ancora una volta al cuore di battere per ciò che pensavamo fosse la nostra vita,sorpresi da quanto fragili siamo di fronte a queste illusioni come se per quanto lotti ci sia sempre qualcosa che non puoi controllare..preso dal timore di palpitazioni indecifrabili,udite e quasi respirate da chi mi è attorno…mi viene proposto un bivio,chiudermi in una stiva buia..aspettando che tutto finisca,lasciandomi in balia di topi,rimorsi e rimpianti,o sulla prua della nave,il più lontano possibile dal pericolo che incombe,stringendo forte ogni piccola cosa pur di frenare quella irresistibile voglia che ho di te..ma rifiuto entrambe e con una mano sul petto comincio a cantare singhiozzando…i miei compagni straniti vedono il mio viso pallido e capiscono..uno di loro si avvicina,poi un altro e un'altra ancora..fino a che siamo tutti insieme in un unico abbraccio che precede la nostra collisione con gli scogli..non importa che si fallisca,e che la nave lentamente affondi..ho capito una lezione più importante..non c’è rimedio alla fine,non puoi impedire che ciò che ami ti sfugga dalle mani..ma uniti il buio grigiore si dirada..e anche quando non lo è il cielo per un secondo torna sereno… La vecchia chitarra
Isolato e lontano dal traffico di mille macchine,di mille persone che ogni giorno come pedine del domino in fila indiana cercano ignorandosi di non cadere,o a volte semplicemente riparo quando spira troppo forte il vento,troppo spaventati e soli per uscire dal coro,troppo banali e codardi per spiccare le ali in volo..cammino..e per una volta non penso ad altro che a godermi il tragitto senza percorrere semplici e banali scorciatoie che non mi lascerebbero crescere e maturare abbastanza da affrontare con coraggio questa vita..scommetto tutto sulle mia capacità di rialzarmi,sulla mia spiccata sensibilità nel capire le persone e nell’immensa voglia di vivere che trascina le mie gambe anche quando non hanno un briciolo di forza e a loro affido l’arduo compito di portarmi alla meta…rimedio 2 amici e si parte..sui loro volti leggo la mia stessa espressione,le mie stesse paure e questo mi da ancora più spinta e quindi allungo il passo..c’è il sole all’orizzonte e ci voglio arrivare ma non troppo vicino,di scottarmi ancora per stupide ingenuità o per inconsistenti aspirazioni non ne alcuna intenzione. La luce a volte è troppo forte anche per chi ci vive dentro e con una mano sul viso mi faccio ombra,un ombra che si proietta sul suolo e mi ricorda che nessuno è realmente solo…quello che sei è sempre con te nell’incessante battere del tuo cuore che regola i tuoi respiri,quello che eri ti guarda le spalle proteggendoti dai fantasmi che bussano alla tua porta e quello che sarai lo decideranno solo le tue mani dopo aver scelto di metterle avanti come scudo o aperte come ali..la prima decisione che prendo dopo questa consapevolezza è di voltarmi un istante ed ammirare il paesaggio che ho lasciato si disegnasse dietro di me e mi rendo in un instante conto di essere appena uscito da una grotta di gesso,costruito dalle abili mani di una burattinaia,forse fin troppo immatura per comprendere a pieno la luce dei miei occhi quando le urlavo di amarla e un po’ stanco e con un filo di voce riprendo il mio viaggio in questa lunga strada di campagna fin quando non vedo per terra una vecchia chitarra..qualcuno prima di me l’aveva aveva lasciata andare..qualcuno prima di me aveva lasciato andare..ma io no..la raccolgo..è un po’ scordata e io un po’ stonato ma provo comunque a suonarla e nella mia mente sento crescere la speranza per un futuro in cui avrò il pieno controllo delle mie abilità e quasi mi perdo in questa stupenda melodia dove sogni e ragione non vogliono fare altro che trovare il loro posto insieme nella realtà..in questo mare di note alto spicca finalmente il mio primo assolo,il mio primo vero tentativo di ribellione ad un destino non ancora scritto e la folla di figuranti è in delirio…mi devo preparare al mio debutto da protagonista..non è ancora tempo..ma lo sarà presto! L'eco di una bugia
Preso in contropiede,quando tutto dall’esterno sembrava ormai follia,penso e tra le mie nostalgie che si espandono,si perdono,quasi si beffano di me,sento in questo caos calmo farsi spazio un rumore assordante,l’eco di una bugia. Quando le lenzuola sono troppo leggere per coprirti dal freddo,stringi i denti,i pugni e se ancora non basta ti rifugi nei tuoi pensieri che confessano una realtà che non c’è più ma dalla quale trai la speranza di poter trovare quel calore che cerchi,ed io vedo e sento ancora certe notti nel mio letto il tuo fuoco,ridotto ad una piccola fiamma che mi impedisce di dormire ridando vita allo splendido gioco di sensazioni in cui vincere a quel punto non mi interessa proprio.”..ora o mai più..decidi…” un secondo,una risposta..un bacio,poi un altro e un altro ancora..le mie labbra che sfiorano le tue,le mordono,le assaggiano e leggono nella tua lingua il sapore di un desiderio celato,improvviso,divenuto scenario perfetto di due notti passate“soli” rinchiusi nelle nostre magiche follie..immersi nel nostro più bel momento insieme,unico vero assaggio di quello che poteva essere,ultimo vero respiro condiviso prima di salutarsi,prima che tu facessi “la tua scelta”... mai scorderò l’odore di fumo tra i tuoi capelli,le tue dita che sfioravano il mio viso e quelle unghie che quasi graffiano la mia pelle nuda poi rassicurata da un abbraccio che mi stringeva a te a tal punto da poterti sentire mia seppur per un attimo solamente… ancora..ancora per un secondo prego i miei occhi di non aprirsi e che il castello di carte non crolli finche io non abbia abbastanza fiato per poi respirare sotto di esso…ma poi devo e comincio a piangere sotto l'indeciso chiarore di un cielo stellato coperto da tante piccole nuvole,che non sono altro che le mie piccole paure,le mie piccole incertezze..e le mie lacrime raccontano una storia di cui non ho potuto scrivere il finale e che oggi più che mai sento viva,e anche se..come il lampo precede il tuono…una volta vista la luce non puoi impedire il frastuono che ne deriva e per quanto ti concentri,per quanto le mani coprano le tue orecchie pur di non sentire sai che comunque accadrà ed avrà un seguito..delle conseguenze.. tra nuvole e lenzuola devo trovare la forza di reagire…e di rimandare al mittente l’eco di una bugia che il tempo non potrà cancellare.. Equilibrista in equilibrio precario su un filo di cristallo,teso tra 2 colline in uno squarcio di cielo su cui un timido tramonto fa capolino,sento e riesco a leggere nelle immagini che mi si proiettano davanti il peso delle mie scelte che porto sempre con me in un piccolo zainetto sulle spalle..esso però inevitabilmente mi pone in bilico tra passato e futuro in un presente che ha come sola certezza il distendersi della mie braccia aperte al mondo,come ali,come se… aspettasi ancora che qualcuno mi venga a prendere…nuvole di fumo si alzano da un fuoco di paglia e rendono difficile la vista del mio traguardo lontano,che si fa spazio tra incertezze,timori e illusioni…troppo volte ho lasciato che il vento mi portasse con se in caduta libera,ma ora il suo sussurrare alle mie orecchie,è ridotto ad un semplice spiffero che si perde nei miei sospiri…vorrei che guardandoti dall’alto da dove mi trovo,sfocata dalle nuvole sparse nell’ azzurro dei miei occhi tu fossi solo un puntino,un fantoccio che gioca il suo banale ruolo in questa distesa che pare infinita,in questa terra di nessuno,dove gli uomini convivono con fantasmi paure e speranze,in una guerra senza fine che mai vedrà vinti e vincitori...e per un’instate capire l’effetto che fa sulla proprio pelle quando ti senti di raccogliere un cumolo di carte immenso,di foto sui cui la tua traccia non rimane se non confusa,non ben distinta tra quelle altrui…intanto barcollo…e provo ad aprire quelle ali che ho sempre tenuto chiuse nella attesa di poter spiccare il volo con chi avessi davvero amato..ma non ci riesco..ti ho teso la mano a tal punto da dovermi affacciare ad una realtà che non sentivo più mia dove bracconieri in cerca di facili trofei mi sparavano addosso solo per il semplice gusto di farlo,senza contare però che io mi sarei così rialzato con sempre più facilità…ma tu hai deciso di non afferrarla..di non venire con me..e rimani lì nella tua cenere tra ricordi e momenti non vissuti non tanto per la forza del tempo,che porta via solo quello che non sai stringer forte,ma dai tuoi forse,dai tuoi dubbi ..le tue paure..e quell’egoismo che brucia le cose davvero importanti,che brucia quella tua splendida luce...a volte le persone urlano solo per coprire il silenzio,che ci fa sentire soli,assolti tra mille problemi e ostacoli insormontabili..ma urlare non aiuta a risolverli,molti di essi nemmeno esistono se non nella nostra testa,ma a far finta che la voce possa colmare il vuoto,quello che inevitabilmente sento dentro di me lungo questa traversata..ma scelgo di rimanere zitto,lasciando che un brivido mi percorra la schiena…ho paura se penso che non ci sarai.. cala il sipario e con lui scende la notte,mi aspetta l’alba di un giorno nuovo e per quando sia difficile respirare con una grossa cicatrice in petto che nessuno ha ancora davvero chiuso prendo fiato..non posso tornare indietro e come su un trampolino su un piede solo mi do lo slancio…forse non volerò ma almeno devo tentare.. Polvere
Asciugo le lacrime e
aspetto…le mie mani troveranno da sole i tasti nel buio della mia camera,e con
una sequenza limitata di sillabe descriveranno una nuova sensazione,l’equilibrio
instabile che ne segue e racconteranno di una stella che ho visto eclissarsi,mentre
i miei occhi gonfi e stanchi non desidereranno altro che chiudersi,come per non
vedere ne leggere frasi che non mi sarei mai aspettato di dover scrivere..questa
volta non c’è davvero di mezzo la mia stupida vena poetica,abbandonata in un
cassetto chiuso a chiave per lasciar spazio almeno stanotte alla realtà…questa volta
vorrei che tu non fossi qui.. perché nonostante tutto quando ti guardo ho
ancora l’istinto di stringerti e la voglia coccolarti..di perdermi nel tuo
profumo e in quella combinazione letale formata da i tuoi sorrisi e da i tuoi sguardi..baciare la tue guance,il tuo collo.. le tue labbra..o
semplicemente rimanere soli chiusi in un abbraccio che dura un attimo ma che
vale una serata intera…ma tu ci sei,o meglio sei li seduta sul trono del tuo
mondo ed io a far da spettatore,dopo essere stato più che una comparsa non ci
penso proprio…ho sentito il tuo respiro crescere e mentre le tue mani
stringevano le mie,pensavo a quanto sarebbe stato bello essere sempre così
vicini..tanto da poter quasi leggere i pensieri dell’altro ed anticiparne le
mosse..ma con te sarebbe stato comunque impossibile..l’essere scontati e prevedibili
non è stato mai un difetto per noi,e proprio per questo ho sempre cercato di
regalarti qualcosa di speciale..diverso da tutto quello che le persone ti
possono offrire,scrutando nei tuoi occhi i tuoi desideri,capiti o no ma almeno
tentati di realizzare per quanto mi fosse stato possibile..e nel vano attendere
vedevo il tempo che scorreva e io con lui maturavo,dovendo affrontare ogni
volta nuovi problemi che mi imponevano di superare i miei limiti,e imparare a
mascherare i miei più banali ma fastidiosi difetti …ma il mio grazie già l’hai
sentito..insieme a tutte quelle parole che non ti ho mai saputo nascondere..anche
adesso dopo che,guardandomi in faccia,mi hai urlato..”sei polvere”,qualcuno di
cui posso fare a meno...ancora conservo i miei pensieri,su tutto quel che c’era
ieri e che ora stringo qui..e se li lascio andare,so che poi lascio andare te…e
non vorrei anche se ormai per qualcuno sarai la più bella tra le stelle...ma
devo…mi hai spinto nuovamente sull’orlo di un precipizio di cui però stavolta
non ho visto il fondo e forse non sono caduto poi neanche tanto in basso però
il mio viso non sa mentire e quindi vederti fuggire di nuovo non mi ha lasciato
indifferente anzi una delusione profonda nel sapere che,probabilmente,sarà il
silenzio a mettere fine al legame più bello e profondo della mia
vita..lontano a 3 passi per ancora qualche mese da tutto ciò in cui credevo e
che ora mi sembra così assurdo abbandonare…ma come si fa a vedere sincerità in
una persona che non riesce ad esserlo nemmeno con se stessa e che dai problemi
scappa senza guardare in faccia a nessuno?Io vorrei essermi sbagliato 2 volte
con te credimi…. perché quello che ora penso della donna che sei diventata non
è quello per cui ho lottato con tutte le mie forze,quello per cui tutte le
immense sensazioni che provato al tuo fianco nel cambio valessero lo star male
che è sempre derivato dal tuo essere incoerente…sono presuntuoso eh?Un
imbranato,un furbo.. forse in realtà solo un gran coglione che ti amato con tutto se stesso…ma che ti importa..sei felice è questo ciò che
conta…io spero solo che ogni volta che le tue dita sfioreranno il suo
corpo,sentirai di risposta le mie mani accarezzarti la pelle e per una volta,la prima forse in tutta la tua vita..capire cosa vuol dire voler bene ad una persona,ricordandoti di me tra le lacrime di una sera che potrebbe non avere più lo stesso sapore...Sottovoce
“Disegnerò ad occhi chiusi quei momenti che |