Ricordi,frammenti
incoerenti di una realtà mai davvero esistita,colorano di incertezza senza
tregua,nè orgoglio alcuno,un nuvoloso cielo,diviso anche lui come tutti noi di
fronte ad un bivio,tra lo splendore di una nuova alba e la paura per un
tramonto che sembra non voler finire. In questo miscuglio di pensieri,delicati
come la malinconia che mi culla,soffocanti come manette invisibili da cui non
riesco a liberarmi,scendo a compromessi con la mia follia,chiamata da alcuni
genio,e perdo per un istante l’uso della ragione,fonte prima di insicurezza in
questo mondo di santi e falsi eroi. Ritaglio e do nuova forma allora,quando mai
ce ne fosse stato bisogno, ad un foglio strappato quasi a liberazione da
libri,che non forzeranno l’attenzione dei miei occhi mai più. Con
fantasia lo manipolo,come fosse argilla pronta a diventar vaso,fino a
quando un piccolo aereoplanino non compare,desideroso,nei suoi approssimati
contorni,anche lui di prendere il volo,pronto ad un mio cenno all’immediato
decollo Chiudo gli occhi e mi ritrovo con un piccolo casco in testa,dimensioni
ridotte e quel che era fantasia divenuta realtà. Ho talmente tanta voglia di
cimentarmi in questa nuova avventura che quasi mi arrampico sulle scalette
della mia creazione senza far caso alcuno a quanto grande sia diventato il
mondo intorno a me,ma consapevole che una volta a bordo dall’alto mi farà
osservare quanto piccoli e banali siamo nella nostra presuntuosa supponenza. Un
soffio basta per accendere il motore e piano piano comincio a prender quota cercando
uno spazio,anche piccolo,in quella finestra che ho di fronte per attraversare
indenne un tunnel di emozioni che sembra senza uscita e liberarmi dalla
prigione d’argento che mi tiene in ostaggio;trovo uno spiraglio tra le
tende,velo infame che intrappola la luce per risplendere nel suo monotono
colore e proietto me stesso in quella che sembra un’infinita distesa di
situazioni,intrecci e vite. Finalmente esco e vedo palazzi,lampioni e persone
che con aria frettolosa camminano qua e là e a volte nemmeno fanno caso a
quello che succede sopra il loro naso. Infatti proseguo e nessuno fa caso a
quel piccolo aereoplanino di carta guidato dai sospiri del vento;so benissimo
che il mio viaggio non sarà lungo e ad un ballo in maschera chiamato realtà mi
toccherà presto tornare ma forse atterrando capirò cosa provano gli angeli a
cadere,quando per una donna un posto in paradiso non basta per essere contenti
e troverò nuova energia nello stringere miei simili. Un ultima acrobazia
attorno alla più scura delle nuvole,poi decido di non girarci intorno e ad
attraversarla..più bello sarà il sereno dopo quell’inferno. La nebbia,crudele
tenda per i miei sensi,appannati da quel vapore che ti circonda e che si
scioglie quando ormai la sensazione è perduta,mi assale ed io aliante intrepido
non riesco a non lasciarmi completamente sopraffare dal terribile fantasma
della claustrofobia.”Tanto è solo un
impressione” mi dico mentre il cuore batte forte in gola” Che ti uccide,che
ti soffoca,che ti pervade con il peggior senso che tu possa provare..quello di
impotenza..ma è solo una dannata impressione” e una volta uscito a
respirare migliore aria il sollievo più grande sta nella speranza di non
dover aver più paura di star male. Stanco e malconcio scendo di quota e torno
in quella casa che ha dato vita a questo mio immaginario ma intenso viaggio;riprendo
altezza e peso,poi guardo con tenerezza quel piccolo aereoplanino di carta
sulla mia scrivania ancora rivolto sognante a quella finestra…forse per le mie
vertigini,le più alte cime sono ancor troppo lontane e inarrivabili,ma un
giorno voglio poter guardare quella nuvola oscura,questa casa,questo corpo che
mi limita infinitamente e ridere di quanto stupido sono stato ad averne timore.