Marcello's profile"Sospiri nel vento": fot...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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Ora nella mia playlist..
Puoi trovare me ed i miei brani su..
I miei interventi preferiti...clicca sul titolo per leggerli (nella descrizione vi lascio un piccolo assaggio di ognuno)
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La vita è un insieme di luoghi e di persone
che scrivono il tempo il nostro tempo. queste esperienze.
perché formano il nostro carattere.
tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. si legano a noi in un modo spontaneo e inestricabile
.
ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve. .
Questa è la mia vita e nessuno può privarmene!!!!!
Venerdì 21 Dicembre 2012 è alle porte. Come prepararsi e cosa (non) fare nel frattempo
Le catene della libertà (i testi sacri prima del Carosello,le leggi prima delle barzellette)
Ad un anno dalla maturità (gli esami non finiscono mai!)
Un lungo déjà vu e,poi,rieccomi inciampare nelle torbide acque del passato. Ma questa volta è diverso e il mio viso disteso ne è la prova più evidente. Apro il rubinetto fino a riempire la vasca,prendo la paperella che ora,per fortuna,galleggia e,con calma,mi immergo nei pensieri,fino a ritrovare una serie incredibile di emozioni. Non è passato,poi,così tanto tempo,ma nemmeno così poco da dire “sembra ieri”. Cos’è un anno rispetto ad una vita,in fondo?Scavo come una talpa sotto terra,nei mie ricordi e la prima cosa che mi torna in mente di quell’esame di maturità è il caldo torrido. Un caldo così credo di non averlo mai sentito. Probabilmente la mia colonnina di mercurio si adeguava agli sbalzi di umore,ma,ne sono certo,tutto ciò non dipendeva solo dallo stress accumulato e da quelle contorsioni mentali a cui non ponevo fine:una cospirazione da parte dei produttori di condizionatori era in atto contro noi studenti in quel periodo,ci metto la mano sul fuoco. Non so come spiegarmi,altrimenti,il caso del mio nuovissimo ventilatore auto-distruttosi (tipo i messaggi che arrivavano all’agente di Mission Impossibile) nel momento stesso dell’accensione. Per fortuna era in garanzia e mi è stato sostituito e mandato gratuitamente a casa..dopo circa tre mesi:quando,ormai,Eolo soffiava venti più freschi.Tornando alle settimane prima degli esami,i pensieri confusi trovavano conforto solo rispecchiandosi nel disordine della mia scrivania di cui,però,rimaneva solo l’idea:troppi i fogli,i libri e gli appunti sparsi da quella brezza tanto voluta e mai trovata,se non attraverso un timido ventaglio cinese che,da lì a poco,avrebbe fatto la stessa fine del compatriota di metallo. E’ stato un periodo duro e ricordo che iniziai a rendermene conto quando tutti facevano il countdown delle ore che mancavano alla fine della scuola. L’idea che,a breve,tutto sarebbe finito,di certo,però,era un appiglio valido a non lasciarsi andare insieme a quelle pagine da sfogliare, continuamente,ininterrottamente,una dopo l’altra. Assurdo,ho odiato per cinque anni quell’edificio,quelle quattro mura gialle e,poi,è successo che,proprio quando è arrivato il momento di andarsene,tutto quello che ho prima detestato,mi dispiaceva immensamente lasciarlo. È come quando ti accorgi di voler bene ad una persona solo quando ti è lontana. Con la differenza che a me sarebbe mancata solo la signora del bar che,di tanto in tanto,mi offriva le pizzette. In realtà avevo solo una grossa paura dell’esame e,ancora di più,delle scelte che,obbligatoriamente,ero costretto a fare,quel tipo di decisioni che prendi solamente perché sei stufo di rispondere “non lo so” alle domande sul futuro e,allora,giri la ruota e speri ti vada bene. Speri che tutte quelle fatiche non siano state inutili,speri di avere la meglio su chi credeva che mai e poi mai ce l’avresti fatta. Anche sul secchione del primo banco che ti guardava con la puzza sotto il naso solo perché lui sapeva già cosa voleva dalla sua vita e tu,tu accreditavi più opzioni,anziché optare per un’unica via con il paraocchi,a che serve poi? Io ho accumulato tutte le possibili eventualità e,solo alla fine,quando un briciolo di certezza ha iniziato a farsi strada dentro me,ho deciso. Mi infastidivano profondamente tutte quelle giustificazioni o spiegazioni da dare,riguardanti ogni singolo pensiero che potevo propormi. Era tutto finito,quasi. Questo mi consolava. Ma,prima della fine,oltre le tre prove scritte che avrei superato senza troppo timore trovando,soprattutto nella prima,pane per i miei denti,c’erano quelle imprevedibili incognite che mi avrebbero bacchettato durante gli scritti,da affrontare. Dopo Davide contro Golia e Achille contro Ettore non c’è sfida più epica degli alunni e i professori durante la maturità. C’è chi si premunisce di mazzette,chi di buone intenzioni e chi di saliva da utilizzare con decisione...io,invece, andai disarmato. Non mi aspettavo clemenza,né un trattamento di favore e,in effetti,senza troppe esitazioni,li ho visti schiantarsi contro di me. Ma non voglio parlare di voti. Che quelli non costruiscano le persone,lo sappiamo bene. Ma di quegli individui che,improvvisamente trovandosi col coltello dalla parte del manico si sentono in potere di qualsiasi sgambetto. Da me non hanno avuto alcun tipo di soddisfazione e,a parte qualche critica di troppo,mi sta bene com’è andata. Per il semplice fatto che so che nella mia vita,il loro parere conta meno di zero. Riemergendo dalla vasca e ritornando in contemporanea con il mondo,mi accorgo,guardando il calendario,che s’avvicina per molti altri la fatidica “notte prima degli esami”.Della mia non ricordo “quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla” come dice la canzone,frase tra l’altro,da tradurre perché, ancora,non l’ho mica capita,eh! Ricordo quell’ansia e tutti che mi ripetevano “non preoccuparti”.Incitamento inutile perché, come fai a non essere nervoso?Per fortuna ho trovato te,lì,ad aspettarmi,o meglio,l’idea di sapere che qualcuno,seppur da lontano,mi capiva alla perfezione. Non m’hai chiesto di non temere perché quel balzo nel vuoto l’avremmo fatto entrambi. Non me l’hai chiesto perché, anche se non lo sapevamo,immaginavamo già quello che il futuro c’avrebbe riservato. Avremmo e stiamo lentamente tentando di disegnare i contorni di una scena in cui le luci sul palco illumineranno uno spettacolo tutto nostro,dall’esito soddisfacente,seguito da un applauso sicuro e scrosciante,si spera. Ci siamo,semplicemente,incoraggiati e sostenuti a vicenda,come facciamo già da tempo,ormai. E,poi,tutto è passato,così,volato. Certo,è un pò stupido dirlo dopo,ma è solamente quando aspetti,che i giorni sembrano non voler trascorrere mai. Eppure,mi correggo,ad un anno da allora,sembra volata via un’eternità,un mondo intero...E si cresce e si cambia affrontando anche questi tipi di soddisfazioni o sconfitte,dipende dal punto di vista,poi. Si cresce e si cambia anche preoccupandosi del proprio domani,anche perché,dopo di quella,le notti prima degli esami saranno continue e,francamente,non credo avremo mai il tempo di smaltirle tutte. Quindi,accontentiamoci di essere qui,a respirare aria sempre nuova...poi,chi vivrà,vedrà! (scritto con Jessica Mastroianni) E ritorno punto e da capo (riflessioni e paranoie apatiche di un afoso Venerdì pomeriggio)
Io,Siffredi e il fanciullino (Tutti abbiamo bisogno di ricordi che ci rammentino chi siamo)![]() Stranamente è Domenica e il foglio delle
bozze è ancora bianco.Volevo proporre e fino a ieri ero convintissimo che lo
avrei fatto,nel ormai abituale post del lunedì,un vecchio intervento
“rinnovato”.Avevo scelto “Sirene” uno dei brani a cui tengo di più.Solo che
poi quando sono andato a fare copia e incolla per modificarlo,ho visto
materializzarsi sul documento una parte importante di me e non sono riuscito a
toccare niente.Mi sembrava troppo un insulto spostare il treno sui cui
viaggiavano i miei pensieri su un altro binario,solo per colmare uno
spazio vuoto.Non sarei stato sicuramente in grado di tornare in quei panni
fradici,stracolmi di malinconia ed amarezza e nel riscriverlo avrei avuto un
po’ lo stesso risultato che si ha quando trasporti un cd in mp3.Il testo
avrebbe perso di qualità ed originalità.Quindi l’ho lasciato lì,e non ho fatto
altro che leggerlo e rileggerlo quasi come fa un bambino quando deve imparare
l’alfabeto.Quando sei piccolo le lettere ti sembrano tanti simboli inutili. E a
molti crescendo rimane questa impressione.Io invece credo le parole siano un
po’ i lego della nostra società .E saper leggere e scrivere oltre ad essere un
privilegio raro,è più necessario del sugo sui maccheroni.Immaginatevi un mondo
senza poesie,racconti e libri.Nessuno imparerebbe dagli errori e dalle
esperienze altrui.Verba volant,scripta manent.Se qualche strofa riesco pure io
a buttarla giù ammetto invece che faccio ancora fatica a leggere.Semplicemente
perché la mia mente corre troppo in fretta rispetto alla voce,che intanto va
perdendosi tra i vocaboli come Alice nel Paese delle Meraviglie. E soprattutto
non riesco a mettere mai in stand- by la
mia creatività,nonostante spesso mi trovi di fronte a parole altisonanti e
tecniche su cui è difficile fare speculazioni.Ma volendo trovo sempre il modo.
Mi è capitato da poco preparando l’utilissimo esame di Geografia .Capitolo uno:”la
geografia umana”.Perfetto mi dico,finalmente conoscerò in ogni suo dettaglio il
corpo femminile in modo da non trovarmi impreparato, quando la prossima ragazza
deciderà di aprirmi il suo mondo.O meglio di togliersi i vestiti.Non che io sia
così ignorante in materia ma uno studio approfondito da sempre quel vantaggio
che ti aiuta a mantenere la rotta in situazioni del genere.È come visitare un
paese straniero con una cartina chiara e precisa e conoscendo almeno i
fondamenti della lingua.Parti avvantaggiato non ci sono cazzi.E poi anche il
miglior Rocco Siffredi da ragazzo scommetto avrà usato questi mezzucci nelle
sue prime esperienze.Neanche avevo finito di leggere il titolo quindi che la
mia fantasia mi portava con le mani su
soffici colline,passando per dolci pendii prima di addentarsi con la cautela
tipica di una giovane marmotta,in misteriose insenature.Purtroppo però quel
capitolo di “umano “ non aveva proprio niente se non forse l’autore,e le mie
perversioni andarono perdute leggendo il sottotitolo che recitava “Come sono
nate le correnti del pensiero geografico”.Il cuore mi si sbriciolò in mille pezzi
per la scoperta fatta,e pur di ricomporlo,tempo qualche secondo,pensai sarebbe stato meglio chiudere il manuale e stendendomi sul letto ritornare ad immaginare quel corpo
di cui ormai mi ero impossessato e che non potevo abbandonare.È tutto così perfetto
quando la mia testa accarezza il cuscino.Niente file,niente litigi con gli
amici su dove andare,ne biglietti troppo cari.Solo io,le coperte e con una sana
dose di invettiva,sono già ad Honolulu,a New York o con una top model da urlo.Anche
se di solito mi piace giocare pensante,entrare in situazioni già vissute solo
per cambiarle a mio favore.Traccio da buon cronista le varie alternative e poi
focalizzo la mia attenzione su quella più positiva.Mi piace vincere facile se
non c’è niente in palio e sono solito montare le vicende come si fa con la
panna. Ma poi ogni volta mi chiedo come sarebbe avere questa facoltà nel mondo
reale. E riflettendoci su ogni volta mi rispondo un po’ alla Marzullo che
sarebbe solo un gran caos.Il finale del film “Una settimana da Dio” è l'esempio migliore.Una volta “indovinata” la combinazione del Superenalotto e ottenuto tutto quello che si desidera,perderemmo
il gusto di andare avanti.Non esistendo il fattore rischio,ne l’incognita tutto
il sale della vita evaporerebbe.Il problema aimè non si pone e quindi
ignorando gli ostacoli,quando scendo con i piedi per terra,non smetto comunque
di volteggiare in questa realtà per quanto a volte risulti triste e petulante.Fortuna
che esistono le sorprese.Io adoro le sorprese.Solo che purtroppo è non capita
spesso che qualcuno riesca a farmele.Quando apro un regalo ad esempio difficilmente
ne ignoro il contenuto.Conosco i miei amici che a loro volte conoscono i miei
gusti.Quindi sarebbe quasi strano il contrario.Mi ritroverei nel armadio
vestiti che mai indosserei e una stanza piena di gadget impolverati.E per
questo quando penso alla parola sorpresa intendo tutt’altro e nello specifico
quelle novità inaspettate che sanno shockarti e lasciarti senza fiato.Quelle
che la strada ti mette davanti e tu non
puoi fare altro che fermarti come davanti ad uno stop.E gli stop migliori li
ho incrociati solo da poco. Mancava la benzina forse.Mancava la consapevolezza
di me probabilmente.Ma adesso che ai miei polmoni arriva aria pulita è tutta
un'altra storia.Ho scoperto di non essere solo e di poter contare sui miei
amici oltre che sulle dita.Ho scoperto che le mie debolezze sono infondo le mie
forze e viceversa.Ma soprattutto ho ritrovato sotto le occhiaie ed il pizzetto
ancora lo stesso bambino a cui bastava correre dietro le farfalle per essere felice.Ho pianto,ho sofferto,ho
sudato,ho sanguinato ma la parte migliore di me è ancora viva.Sono ancora io quel
bambino che restava a bocca aperta di fronte ad un arcobaleno,che sapeva
emozionarsi per un sorriso e piangere senza avere per forza un motivo.Ancora
io.Ancora io nonostante tutto e non posso che esserne fiero.Nessuno fino ad
ora è riuscito ad uccidere il fanciullino che è in me e comincio a credere che nessuno
a questo punto mai ci riuscirà.“Devo credere in
un mondo fuori dalla mia mente, devo convincermi che le mie azioni hanno ancora
un senso,anche se non riesco a ricordarle.Devo convincermi che,anche se
chiudo gli occhi,il mondo continua ad esserci.....allora sono convinto o no
che il mondo continua ad esserci?....c'è ancora?.....sì.Tutti abbiamo bisogno
di ricordi che ci rammentino chi siamo,io non sono diverso” (Memento)
"Sospiri nel vento": fotografie sfocate di quel dolce naufragio chiamato vitaRacconti,pensieri e riflessioni di un angelo caduto...un blog ideato e gestito da Marcello Affuso |
I film che ho apprezzato di più
I sette post più recenti,non presenti in homepage
Chi mi conosce sa che preferisco i gesti,anche quelli piccoli piccoli,rispetto alle parole..ma a volte fanno piacere anche quelle!
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