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Sonia è arrivata e un vortice di solitudine assale lei che,come una
Giulietta insanguinata,aspetta di perire per sempre sotto quell' addio che sta
per armare;dei passi frettolosi,accompagnati dal fruscio delle foglie
secche,solcano quel tratto che Michael sta facendo per arrivare da lei. Eccoli
finalmente uno di fronte l'altro. Un vetro appannato li separa..Sonia con una
calma apparente passa dolcemente la sua mano su quelle sbarre di cristallo che
sembrano per effetto del vapore piangere anch'esse lacrime rinnegate. I loro
sguardi si incrociano solo per un attimo "Quale turbamento invade la luce
spenta dei suoi occhi? Quale amaro tormento si riflette in un così candido
volto? "é il pensiero che accompagna Michael mentre come sempre sale nella
stanza aspettando l’amata. Nella penombra attende vicino alla finestra,sotto il
bagliore opaco della luna e lo sguardo vigile della notte, scrutando il
riflesso di se stesso.. il cigolio di una porta lo ridesta;le sue più sincere
attenzioni ora sono solo per quella nobile creatura;Sonia è in piedi davanti a
lui bellissima…i loro cuori battono insieme.,i loro occhi non smettono un
attimo di rincorrersi. in quella stanza nessuno mai avrebbe potuto penetrare la
loro sfera stellare;Sonia qualche attimo dopo abbassa la testa e le sue labbra
cominciano a pronunciare parole accompagnate dal amaro sapore del addio..
"Noi siamo l'assurdo,abbiamo avuto l’oscurità e queste mura solo per
noi,proprio qui annegavano in quelle onde travolgenti e sensuali che ci
facevano tremare sotto la fioca compagnia di una bajour da comodino.. Ora
vorrei stringerti al mio petto. passare i miei capelli tra le tue mani e dirti
tante cose ma l'unica cosa che so è che mi devi giustiziare..se io assaggiassi
di nuovo il tuo sapore non saprei più staccarmene.Troppe volte ho sfidato un
destino che si è rivelato avverso. Non ho più ali, non farmi volare:è alla
terra che sono regalata, ti restituisco ciò che hai donato a me il giorno
dannato in cui ho tagliato le miei ali A questo Icaro che forse aveva baciato
sin troppo i miei raggi sognanti.. io frivola creatura di dolce veleno
vestita,beata e maledetta,ti chiedo questa notte di uccidere la mia attesa,di
seppellire per sempre il tuo amore sotto queste lenzuola sbiadite.. altrimenti
il mio veleno scorrerà per sempre dannatamente nelle tue vene. Scordati di me
prima che il gallo canti.. è l'unico modo in cui offuscata, posso continuare a
splendere per te... " Michael le si avvicina,poi con un dito dolcemente
sfiora le sue labbra chiudendole come in un bacio." Taci…" la mani
scivolano curiose sui fianchi della donna che di insicurezza ed evidente
tremore fa innocente sfoggio "Ora dimmi,cos’è il brivido che sento il tuo
corpo condividere con le mie braccia?Adesso dono qui,come da tempo sognavi
nelle più fredde notti tra le coperte,talmente vicino a te che quasi siamo una
cosa sola,e forse la siamo davvero… miei anche i tuoi più piccoli respiri,mio
il tuo battito irregolare,mio quel tuo corpo che non vuole altro il riposo eterno
di una ragione che ci sta dividendo più di questi centimetri che ci separano ..
ora dimmi…hai ancora voglia di fuggire da un mondo pensando che non sarà mai il
nostro?No,le tue parole saranno coltelli in grado di mentire ma i tuoi
occhi,cristalli troppo puri per regalarmi la bugia,mi confessano che questo è
un addio che non vuoi.. Sonia afferra la sua mano e guardandolo con quei due
meravigliosi cristalli ribatte " Le pellicola che incessante scorre
davanti a me ora proiettavano immagini di epoche ghiacciate e accudiscono
lamenti di dolore sotto l'arrivo di un inverno senza pietà ma il mio corpo è
bollente, esplodi dentro me ..Ho voglia di te come la notte che viviamo, che
sento con la sua brezza gelata ..Ho voglia di te, del fuoco che hai negli occhi
e che chiama la brace nel cuore e nel sangue... riscaldando l'anima mai ho
desiderato così tanto essere posseduta e amata.. ma i rimorsi ti si parano
davanti all'improvviso e ti toccano ,ti guardano,ti sporcano e si mescolano con
la rabbia è un debito che non estinguerai mai,come una punizione di un Dio che
non perdona, puoi lavarti mille volte ma quell'odore non andrà via mai..Ora io
mi inginocchio davanti a te bruciando la tua ragione e ti prego, schiaccia
emozioni e sentimenti accarezzami con un soffio di vento e lasciami perire sola
questa sera .Corri,corri verso la vita... Se è vero che mi ami torna a correre
a perdifiato e non voltarti mai indietro. È questo il mio dono d'amore ..io
resterò qui e piangerò la fine di tutto. di tutto il sensato e l'irrazionale e
questa la giusta condanna.." Michael le lascia la mano e scoppia a
ridere…si accosta al frigobar e come niente fosse tira fuori una bottiglia di
spumante e 2 bicchieri che riempie fino all’orlo."Le vedi queste
bollicine?" Sonia rimane perplessa.."Le vedi o no?"
Annuisce…"Noi siamo come loro,è inutile negarlo…per quanto tentiamo di
nuotare in questo mare senza affogare nei suoi problemi,nei suoi più infidi
tranelli non riusciamo a rimanere a galla se non per qualche istante e la luce
riflessa della luna non fa altro che illuderci di esserci riusciti,di essere
liberi mentre inesorabilmente torniamo a sprofondare nei più tetri abissi
."Apre le tende,e indica la luna "Questa luna è ancora nostra…e per
quanto pallida rispetto all’oscurità che ci circonda può essere ancora il
nostro faro..lasciamoci guidare a casa,lasciamoci portare alla nostra isola
dove anche se solo per una notte non ci saranno altro che 2 nomi incisi nel
firmamento del suo cielo..non ci sarà altro che la melodia di 2 cuori
all’unisono,2 respiri all’unisono,2 corpi all’unisono ..non ci sarà nient’
altro che noi.." Detto questo chiude le tende e si avvia dalla sua
amata..Fili raffinati e impercettibili di una ragnatela invisibile avvinghiano
questi 2 corpi che avevano imprigionato i propri istinti fino ad allora..
.Vestiti ormai solo di pelle un sortilegio eterno mescola amore, erotismo e
dolore e li fonde in un unico corpo dove anche la passione soffriva . Sfamavano
le loro carni che profumavano già di rimpianto. La follia del desiderio li condusse
nella lussuria più cruda dando voce al grido disperato di chi ama concedendosi
senza pudore per placare la solitudine di un domani che sta fiorendo. Mentre i
loro corpi erano sempre più sfigurati dal piacere e la mente stritolava ogni
logica nell' uragano dell'assoluto Michael urlò il nome di lei battezzandola
per sempre con sudore e lacrime..Come relitti restarono abbracciati non
conoscendo parola finche Morfeo si impossessò di loro donandogli quell'attimo
di calma che precede una tempesta, accompagnandoli fino al mattino.. Michael
baciato dal sole si sveglia e si gira per cercare Sonia.. Il letto è vuoto come
vuoto è l’animo di chi voltando le spalle vede ormai in lontananza tutto ciò
che aveva desiderato ed ottenuto con sofferenza,e con un gesto di stizza lascia
quel soffice paradiso dove poco prima aveva scatenato il più dolce degli
inferni. Sul comodino trova un biglietto scritto con una rossetto color
porpora,lo afferra c poi lo annusa… profumava delle sue labbra.. su quel foglio
Sonia aveva scritto:"per non dimenticare" e sul retro “ mio magico
tesoro, dolce battito del mio cuore.. Il mio amore per te non conosce confini..
Ti ho incontrato…vissuto…amato…Ma non ho avuto il coraggio di continuare a
lottare…Ma non ho avuto la forza di tenerti stretto a me…Perdonami.. Ti
cercherò in un sogno o in un ricordo facendo eco nella memoria di tanto ardore
sei stato fautore illuminando la nostra storia che non ha visto nessuna alba,
non ti dimenticherò mai.. In questa stanza dinanzi al tuo corpo dormiente raccolgo
i cocci della mia vita tornando ad essere moglie madre e dea.. Sul viale
dell'addio mi sto incamminando,dividendo i nostri destini difficile trovare la
strada, su questo sentiero, sbriciolato il mio cuore resterà.. ma purtroppo
dolce amore mio talvolta dirsi addio è l'unica via.. Ti amo..” Prima che
la porta si chiudesse per sempre dietro di lei. Sonia con coda dell’occhio
riuscì a catturare finalmente una sincera scheggia di sole.. Michael con una
piccola lacrima sul viso invece guardava ostile quella stessa stella
sorseggiando amareggiato dal bicchiere rimasto di spumante. .."Assurdo
come questo giorno porti con se una grigia pace. Il sole per il dolore sembra
nascondermi la sua faccia più bella..ma so che dall’altra parte splende per chi
davvero più di ogni altra cosa amo e forse..dico forse è giusto sia andata
così…siamo anime nate sotto contraria stella e so che ogni volta la mia voce
non saprà a chi rivolgersi ci sarà sempre il tuo fantasma ad ascoltarmi,il tuo
ricordo a consolarmi..non sarò mai più solo.." Finì il suo pensiero,il suo
piccolo monologo interiore e anche lo spumante..un nuovo giorno era appena nato
e forse a tutti noi una lezione la notte aveva lasciato... L'alba accompagnò
Sonia nel viale del ritorno:governando i timori ,frettolosamente salì le scale
che le serbavano la clausura della casa e di un esistenza da casalinga .Due
fari celesti e luminosi nel un volto della sua bambina le fecero vedere
il vero senso della sua vita. Con la fede innocente dell'infanzia ella la attendeva…solo
due parole dalla piccole labbra:"ti voglio bene mamma".Dinanzi a questa frase tutto crolla ma rinasce come il viso della donna,solcato troppo spesso
da quelle piccole goccioline,capaci di segnarti come nient’altro che ora finalmente splendeva e con orgoglio
di madre in un gesto meraviglioso e puro, strinse a se il suo gioiello più
bello.. Gli occhi della mente la riportano all'immenso tesoro che aveva pensava
aver perduto per sempre. In un sospiro lieve sussurrò al suo cuore che forse
era giusto così e probabilmente aveva ragione,la vita è fatta di priorità oltre
che di scelte e in questa roulette ogni tanto bisogna sapersi fermare..il
rischio non è fatto per chi ha qualcosa da perdere ma per chi ha la speranza di
vincere continuando a provare come le ultima risorsa…Michael lasciò la stanza e
con essa i suoi ricordi,chiuse la porta e si lasciò alle spalle il fantasma di
una donna che non poteva avere..si sedette sulla riva del vicino mare,scagliò
una pietra con tutta la forza che aveva poi si mise ad osservare le onde che
imperterrite cercavano di superare gli scogli senza riuscirvi e capì..” tutto
tace quando il turbinio di emozioni si placa,ma nel silenzio trovare l’energia
per ricominciare è un obbligo!”Solo un amo e un pescatore solitario
all’orizzonte,non io..non questa volta…” e ricominciò a correre.
Ricordi,frammenti incoerenti di una realtà mai davvero
esistita,colorano di incertezza senza tregua,nè orgoglio alcuno,un nuvoloso
cielo,diviso anche lui come tutti noi di fronte ad un bivio,tra lo splendore di
una nuova alba e la paura per un tramonto che sembra non voler finire. In
questo miscuglio di pensieri,delicati come la malinconia che mi
culla,soffocanti come manette invisibili da cui non riesco a liberarmi,scendo a
compromessi con la mia follia,chiamata da alcuni genio,e perdo per un istante
l’uso della ragione,fonte prima di insicurezza in questo mondo di santi e falsi
eroi. Ritaglio e do nuova forma allora,quando mai ce ne fosse stato bisogno, ad
un foglio strappato quasi a liberazione da libri,che non forzeranno
l’attenzione dei miei occhi mai più.Con fantasia lo manipolo,come fosse argilla pronta a
diventar vaso,fino a quando un piccolo aereoplanino non compare,desideroso,nei
suoi approssimati contorni,anche lui di prendere il volo,pronto ad un mio cenno
all’immediato decollo Chiudo gli occhi e mi ritrovo con un piccolo casco in testa,dimensioni
ridotte e quel che era fantasia divenuta realtà. Ho talmente tanta voglia di cimentarmi in questa
nuova avventura che quasi mi arrampico sulle scalette della mia creazione senza
far caso alcuno a quanto grande sia diventato il mondo intorno a me,ma
consapevole che una volta a bordo dall’alto mi farà osservare quanto piccoli e
banali siamo nella nostra presuntuosa supponenza. Un soffio basta per accendere
il motore e piano piano comincio a prender quota cercando uno spazio,anche
piccolo,in quella finestra che ho di fronte per attraversare indenne un tunnel
di emozioni che sembra senza uscita e liberarmi dalla prigione d’argento che mi
tiene in ostaggio;trovo uno spiraglio tra le tende,velo infame che intrappola
la luce per risplendere nel suo monotono colore e proietto me stesso in quella
che sembra un’infinita distesa di situazioni,intrecci e vite. Finalmente esco e
vedo palazzi,lampioni e persone che con aria frettolosa camminano qua e là e a
volte nemmeno fanno caso a quello che succede sopra il loro naso. Infatti
proseguo e nessuno fa caso a quel piccolo aereoplanino di carta guidato dai
sospiri del vento;so benissimo che il mio viaggio non sarà lungo e ad un ballo
in maschera chiamato realtà mi toccherà presto tornare ma forse atterrando
capirò cosa provano gli angeli a cadere,quando per una donna un posto in
paradiso non basta per essere contenti e troverò nuova energia nello stringere
miei simili. Un ultima acrobazia attorno alla più scura delle nuvole,poi decido
di non girarci intorno e ad attraversarla..più bello sarà il sereno dopo
quell’inferno. La nebbia,crudele tenda per i miei sensi,appannati da quel
vapore che ti circonda e che si scioglie quando ormai la sensazione è
perduta,mi assale ed io aliante intrepido non riesco a non lasciarmi
completamente sopraffare dal terribile fantasma della claustrofobia.”Tanto è
solo un impressione” mi dico mentre il cuore batte forte in gola”che ti
uccide,che ti soffoca,che ti pervade con il peggior senso che tu possa
provare..quello di impotenza..ma è solo una dannata impressione” e una volta
uscito a respirare migliore aria il
sollievo più grande sta nella speranza di non dover aver più paura di star
male.Stanco e malconcio scendo di quota e torno in quella casa che ha dato vita a questo
mio immaginario ma intenso viaggio;riprendo altezza e peso,poi guardo con tenerezza quel piccolo aereoplanino di carta sulla mia scrivania ancora rivolto sognante a quella finestra…forse per le mie vertigini,le più alte cime sono ancor troppo lontane e inarrivabili,ma un giorno voglio
poter guardare quella nuvola oscura,questa casa,questo corpo che mi limita
infinitamente e ridere di quanto stupido sono stato ad averne timore..
Un ultima goccia di assenzio bruciava la gola di un’improvvisata
alcolista distesa,affianco ad un cane randagio,sulla tranquilla spiaggia di
Finale Ligure,comune del savonese di circa 12000 abitanti. Con lo sguardo
immobile.persa nell’azzurro di un cielo oscurato dai i contorni di nuvole che
le parevano disegnare un cuore spezzato,non aspettava nient’altro che qualcuno
la aiutasse ad alzarsi,troppo molli e fragili le gambe per reggersi nuovamente
in piedi. Ma come spesso accade l’indifferenza,unita al generale disprezzo che
le persone hanno per quelli che vestono in modo bizzarro,diverso..strano…fece
si che quella sabbia fosse,per ancora alcune ore,il suo letto ed occasione al
tempo stesso per capire la gravità di certi errori,che ti lasciano crollare al
tappeto,e nessuno poi sarà lì ad aiutarti o avrà la forza di portarti in
spalla..”Ma guardati” pensava tra se e se “questa è la Laura Silvestri che sognavi di
diventare?” Lei tanto brava e fiera del suo immenso talento per la scrittura,
presuntuosa continua a cercare sempre più luce di quanto può davvero sostenere
il suo fragile gambo,pur di non accontentarsi della luce riflessa della
luna.,..“Dove sono i tuoi sogni?Dove le tue aspirazioni..dove tutte le persone
che pensavi ti amassero?”Il silenzio gli diede la sua amara risposta..”Ora hai
di fronte un bivio..stare qui aspettando che qualcuno mosso da compassione per
una povera stracciona,ti venga a prendere..o alzi quel culo e tenti,anche
rischiando di cadere ancora,di riacquistare un minino di dignità,tornare a casa
e riappropriarti di quello che è tuo..”sorrise e poi continuò il suo flusso di
coscienza”l’ho fatto ancora..è mio..chi dice che sia mio…presuntuosi si nasce
eh?” Forse Laura aveva solo bisogno di un po’ di sana sicurezza;nella sua
vita,la penna era stata la sua unica spada,di fronte ad una realtà che non
aveva mai saputo accettare..sua madre morta quando era solo una bambina l’aveva
lasciata con i nonni e un padre forse troppo giovane per gestire il suo
“caratterino”.Genio e follia in lei fluivano come magma,incessante nel suo
lento scorrere ma dal calore insopportabile e come esso doveva trovare spesso
uno sfogo…la musica che ascoltava ad esempio,un genere tra il punk e il rap era
sintomatico del suo incostante stato d’animo,e l aveva portata a frequentare
ambienti poco raccomandabili..o meglio da considerarsi tali per chi senza paura
fa sfoggio del suo dono sulle pagine che l’inchiostro dolcemente colora… ”Arriva la scrittrice” urlavano le
varie gang in piazza e con gesti di stizza ella gli rispondeva prendendo a
volte botte,o semplicemente parole di disprezzo…mai avrebbe abbassato la testa
al loro sguardo..”Hai cominciato a bere solo per dimenticare Matteo..bere,che
cosa assurda..ore e ore di palestra in fumo,ore e ore di vita in fumo…oggi,che
un po’ di ragione fa capolino nella tua testolina..prometti a te stessa,la
miglior cosa che hai..di smettere..c’è quel concorso tra 2 settimane..e sei qui
come un barbona..” In effetti la delusione per un amore finito malamente,come
il suo grillo parlante le ricordava, l’aveva segnata profondamente…le sue
poesie,i suoi brani ricchi di sprizzante allegria e gioia di vivere ne
sentivano il peso ,quasi dovessero soffrirne anche loro,e da un anno a questa
parte il malessere più totale l’aveva sovrastava e solo l’alcol era in grado di
farla sentire meglio,darle l illusione di poter volare ancora..”gli amici
fuggono quando è troppo il peso che tra loro va spartito..“ aveva capito con
gli anni. L’alba faceva ormai capolino,i suoi piedi stanchi avevano trovato un
senso e con gesti incerti cominciavano a muoversi;prese la bottiglietta,guardò
per l ultima volta quel suo demone e urlando contro il mare la lanciò con tutte
la forza che aveva sperando di non aver colpito qualche bagnante,poi prese un
bastone e tracciò una linea sulla sabbia “Da qui non si torna indietro..” un
lungo respiro e il passo divenne svelto,destinazione la sua scrivania…tra 2
settimane aveva un appuntamento a cui non poteva mancare e questa volta non si
sarebbe tirata indietro..
Sguardo e sorriso amaro di una madre..un ultima composta bugia
poi Sonia sale in macchina,sistema lo specchietto e senza neanche guardare si
incammina rivestendosi da donna..le sue cosce tremano.Guidava con incerta
impazienza lei,angelo deviato e smarrito,consapevole di stare per attraversare
l'inferno;la sua meta era quella stanza di un motel dove per incanto Micheal
gli donò per la prima volta un ala che ora andava a restituirgli per sempre,con
un feroce addio.Da sempre ammalata di vita in quel tempio idolatrava l'amore e
lo teneva nascosto li tra quelle pareti,dove loro due al di là di tutto
mantenevano accesa quella fiamma. rubando momenti all'assoluto ..la macchina
intanto andava come le sigarette tra le sue labbra… L'inferno si stava
manifestando in tutta la sua maestosità mentre,sempre più bramosa del
paradiso,con i suoi occhi scuri bucava quel vetro appannato dai suoi
sospiri,ricchi di rimorsi e sui quali l’ombra di alberi spogli sotto nuvole
straniere,ascoltavano il silenzio che precede una tempesta... I ricordi
graffiavano la sua mente e non lenivano il dolore, paradossalmente lo
accrescevano.. E' passato del tempo ormai da quando i loro occhi si
incrociarono per la prima volta,da quando un solo bacio le fece tremare il
cuore e si rese conto che
dentro di lei qualcosa stava cambiando da quell’estate ormai lontana quando
sudata,accaldata e imbarazzata dinanzi al solito motel le batteva il cuore a mille vedendolo arrivare a passo
lento con le mani in tasca ma i tremori e le ansie lasciavano il posto ad
emozioni e poesia,dando vita al sentimento più bello che c'è,trovandosi in due
tra mura e lenzuola con la complicità della notte,flebile luce che soccombe
per un po' la loro indomabile inquietudine... Un tuono la ridestò,Sonia era
quasi arrivata ora lo rivedeva … il suo cuore gridava" voglio solo starti
accanto" invece una sola frase viene fuori dalla sua bocca in un grido
soffocato,"perdonami,perchè io non lo farò mai".. " Pochi
chilometri più in là un uomo.. e un'attesa che saliva.. Corri senza fiato lungo
il percorso di una vita frenetica,fatta di illusioni,montagne da scalare e un
traguardo sempre più lontano.. ti manca la voglia,forse il cuore per
continuare ma non vuoi cedere.. non vuoi cedere a quei fantasmi..non vuoi
cedere proprio lì di fronte a chi sul quel tuo cadavere ballerà.. Micheal
racconta, sulle pagine di un libro aperto ma ancora da completare,l'armonia di
un viso rilassato,sconfitta l'allergia di vivere e il pallido grigiore,si
ferma e controllando sull'agenda quale sia stato il suo unico vero amore fino
ad allora,si accorge che non può far altro che tornare un'ultima volta da lei,quella donna che ha sempre sognato e mai potuto avere,se non in quel mondo che
la notte rinchiude,ma è troppo tardi,e lo sa bene... il suo cuore lo
tradisce,un uomo forte spiazzato dal tremore delle mani al pensiero del non
ritorno, al pensiero di un'ultima sera insieme, prima di dover tornare a quella
maratona infinita che è l'esistenza che senza pietà ti trascina... lascia che
tutto su di sè scorra, come un fiume dopo esser precipitato da una cascata..e
a piedi in quella triste stanza si avviò,come chi ripone tutto nel presente e
sa che il futuro non sarà quello sperato,bassa la testa ma alto il cuore...
bassa la testa ma spiegate le ali... finalmente torneranno a volare.. non
importa se solo per qualche ora.. il ricordo lo terrà in vita e gli darà ancora
la speranza di nuovi traguardi che nutrono chi ha fame di vivere. Chi cerca
coppe,medaglie,trofei non di aureo splendore, o da presuntuosa esposizione in
bacheca,ma di invisibile consistenza,ricompensa dell’uomo amato,che sa di
esserlo anche se la sua metà è lontana.Scelte che navigano nella
profondità di maree oscure,le sue,che sprofondano dinnanzi al potere della
ragione,dinnanzi al bisogno di una morale.. e tutto tace quando il turbinio di
emozioni si placa.. solo un amo e un pescatore solitario.."Cerco te e
niente altro... e tra un pò ti avrò!"
….camminava a passo lento nella nebbia,costante incognita degli aspri
autunni alessandrini dove c’è davvero poco spazio per la fantasia nascosta,quasi
per paura che qualcuno tenti di
evadere dalla sua prigione di cristallo,dal pallore di un cielo uggioso che
circonda l’animo di chi lo ha da tetto..come quasi ogni domenica si recava alla
stazione per guardare,con l’aria innocente di un bambino che scopre la vita,persone
sconosciute salutarsi,incontrarsi.vivere..quello che lui ancora non riusciva a
fare a pieno,non conoscendo il valore della parola perdono e ricercando nei
volti altrui un sorriso quasi temuto dalle sue guance..e come quasi ogni domenica al
binario 3 c’era una vecchietta sola,anche lei ferma lì a guardarsi intorno per
cercare un motivo,per ritrovare una serenità svanita nello scorrere inesorabile
del tempo,lo stesso che Emilio avrebbe voluto fermare ogni qual volta suo padre,arguto
e diligente orologiaio lo sgridava,per scappare via lontano e non dover sentire
quelle noiose prediche da cui non aveva mai imparato nulla ma che avevano
suscitato un grande rispetto per la figura paterna,con cui non riusciva però a
convivere..troppo diversi ma troppo dannatamente uguali per andare d’accordo si
diceva,così vicini ma su 2 mondi tanto opposti da non riuscire a confrontarsi
senza abbassare ogni volta la testa uno ai piedi dell’altro..e come ogni
persona che per paura di sbagliare tace e rimane immobile sui suoi passi la guardava
stranito,senza dirle nemmeno una parola e pronto a distogliere gli occhi ad un
suo sguardo,fino a quando all’improvviso,mentre un altro vagone prendeva
velocità,lei se ne accorse e in un moto di materna tenerezza lo invitò a sedersi al suo fianco con un cenno e un sorriso…”Che
stupidi che siamo…” iniziò a parlare“.aspettiamo
che il treno sia in partenza per confessare ad una persona quanto la amiamo..e
che ritorni per accorgerci di quanto ci sia mancata…scommetto che potremmo
andare avanti bendati su un filo sotteso sul fuoco pur di non ammettere quanto
siamo fragili..non credi?” annuì con la testa e nello stesso istante sentì di
aver sbagliato quando, pur di non vedere amici andarsene,li aveva tagliati
fuori dalla sua vita…credeva che tutti prima o poi se era destino si sarebbero
rincontrati e questo
pensiero gli dava la speranza per continuare,la speranza per andare fino in fondo ad ogni suo respiro,troppo
emotivo caratterialmente per pensare di non poter rivedere chi aveva amato,anche
se era stato lui stesso ad allontanarsene..lei intanto continuava con la
tenacia tipica di chi crede in quello che dice “Sai nella mia vita ho sempre
avuto un rimpianto..non aver dato a chi potevo un’ultima occasione…e ora sono
qui..e gioco con gli anni,i mesi,i giorni che mi trovo davanti senza poter far
altro che vedere andare via tutto quanto come la scia che si lascia alla spalle
un treno..sperando non sia l ultimo..”..concluse e il vento alzato da un'altra
partenza gli spettinò i capelli portandogli alla mente un pensiero “allora
perché sono qui?”si chiedeva
accorgendosi di aver sempre odiato i treni. Una volta salito e affacciatosi infatti dai quei freddi
finestrini non sarebbe stato in grado di catturare un immagine fissa di quello
che stava osservando,quell’immagine che spesso è sfondo della tua vita e di chi
hai bisogno per poter fissare i piedi per terra,al contrario delle navi da cui
respirava e sentiva quasi sue le onde con una remota speranza di vedere un
giorno un delfino,di diventare un giorno come un delfino,che riesce a solcare
le maree e mantenere stretta l’aria in petto perfino quando nel suo abisso gli
manca il fiato. Nello stesso tempo la vecchia aveva intuito le sue perplessità
e gli fece la stessa domanda che gli girava per la testa mettendolo in una
totale confusione e la prima cosa che
gli venne di dire,per qualche strano gioco di subconscio,era proprio quella che
più sapeva appartenergli...”Non lo so..forse questo posto,per quanto squallido
e triste è la metafora perfetta della nostra vita..gente che va,gente che
viene..fumo che annebbia la vista…rumori costanti che impediscono alle orecchie
di sentire…e poi c’è sempre qualcuno che da spettatore di questo teatro osserva
paziente..“ Ragazzo..” lo interruppe quasi per ammonirlo,come una maestra al
suo alunno..”La vita è là fuori..questa è solo una stazione.!!” Ci pensò..e
prima che potesse rispondere la signora
si alzò appoggiandosi a quel suo vecchio bastone,sorrise e se ne andò (…….) La
domenica successiva si svegliò presto come era abituato ormai da anni e alla
solita ora si presentò al binario 3 ma quella volta non trovò nessuno. solo un
vecchio e instabile bastone appoggiato ad un muro…l’ultimo treno per la signora
era passato…allora si avvicinò alla panchina triste e ricordò le ultime parole
che ella gli aveva regalato..”la vita è là fuori”..confuse nella sua testa fino
a poco prima ma in quell’instante così chiare ..girò le spalle,e lasciando la sua
malinconia a far compagnia al incerto legno tornò a casa correndo..dopo pochi
metri il respiro si era fatto pesante,”devo rimettermi a dieta” pensò e senza far
caso alla fatica che lo stava soffocando ed al sudore che scendeva copioso,implorò
il suo cuore di pompare ancora sangue..e ancora,sempre di più …aveva lasciato
un conto in sospeso..e questa volta non si sarebbe tirato indietro..
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